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Martedì 26 Settembre 2017 | 09:33

Bari - Pax mafiosa alle corse clandestine

I boss dei vari clan si ritrovavano in un ippodromo improvvisato a Modugno, accantonando reciproche vendette, per un giro d'affari da 50mila euro a gara
BARI - La pax mafiosa scattava in occasione delle corse clandestine di cavalli. Solo in quei momenti di svago, luogotenenti e «picciotti» di clan rivali di Bari dimenticavano la sanguinosa faida in atto, accantonavano i reciproci desideri di vendetta e scommettevano sulle corse che organizzavano ogni settimana sulle strade del Barese. Non era difficile - spiegano i carabinieri - notare appartenenti al clan Strisciuglio accanto ai loro nemici giurati dei Capriati. Il tutto per gestire un giro d'affari di 50mila euro a gara.
Ieri, in occasione dell'ennesima competizione, un blitz dei carabinieri ha portato alla denuncia di oltre cento pregiudicati accusati di aver preso parte ad una corsa clandestina di cavalli organizzata a Modugno (Bari). Quando sono arrivati i militari, i nove cavalli impegnati nella gara di trotto sgambettavano sulla pista asfaltata, un rettilineo in località Campolieto, una zona residenziale vicino alla statale 96 dove si trovano numerose ville. Tra i denunciati, oltre a persone residenti nel barese, ci sono pregiudicati delle province di Lecce, Brindisi, Foggia, Potenza e Matera. Alcuni erano anche sottoposti a sorveglianza speciale e all'obbligo di soggiorno e, non essendo più in possesso delle patenti di guida, erano giunti sul posto accompagnati dai loro autisti.

Durante l'operazione, i carabinieri hanno sequestrato i nove cavalli allenati al trotto e 15.000 euro, somma ritenuta provento del solo biglietto che gli spettatori avevano pagato poco prima per poter assistere allo spettacolo. Le gare si dovevano svolgere su un rettilineo che era stato chiuso al traffico dagli organizzatori i quali provvedevano anche, con un consistente numero di vedette piazzate agli accessi di ogni strada limitrofa, a deviare le automobili dei cittadini inconsapevoli che, per proprie finalità, volevano raggiungere la zona.
Per ogni corsa clandestina organizzata - stimano i militari - il giro di affari era di 40-50.000 euro; gli scommettitori (che puntavano tra i 20 e i 4.000 euro a gara) avevano anche la possibilità di pagare (agli appositi cassieri) con assegni perché erano conosciuti e facevano parte da tempo del giro di scommettitori. Le gare avevano cadenza settimanale o quindicinale: ogni cavallo disputava due-tre gare al giorno e ad ogni gara scendevano in pista fino a quattro animali.
Il luogo in cui si disputava la competizione non era sempre lo stesso. Dal martedì di ogni settimana in ambienti criminali cominciavano a circolare indiscrezioni su luogo, sui cavalli e sui fantini che avrebbero disputato la domenica successiva la gara, e anche pettegolezzi sul compenso che sarebbe andato di volta in volta ai fantini ingaggiati dai clan.
Poi, soprattutto la domenica, la gente si riuniva (anche in caso di pioggia) nel luogo scelto: cavalli e fantini arrivavano all'alba assieme agli organizzatori che chiudevano la zona; alle 8,30 cominciavano le gare che si protraevano fino all'ora di pranzo quando ormai i cavalli erano esausti.
Per questo motivo i carabinieri hanno avviato accertamenti per stabilire se i cavalli sequestrati siano stati dopati; si ipotizza che siano sottoposti a maltrattamenti, anche per il solo fatto di essere costretti a correre su strade asfaltate. Gli accertamenti clinico-veterinari sono stati affidati ai carabinieri del Nas.
L'unica certezza è che - ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Bari, Sabino Cavaliere - «quello delle gare e delle scommesse clandestine di cavalli è un settore in cui la criminalità organizzata investe molto danaro perché acquista gli animali che paga diverse decine di migliaia di euro, ricicla danaro e fa divertire i propri affiliati».
Secondo le stime fornite dall'Osservatorio nazionale Zoomafia della Lav, le truffe nel mondo dell'ippica e le corse clandestine di cavalli fruttano un business da un miliardo di euro l'anno e non mancano casi di doping e di maltrattamenti degli animali.
Roberto Buonavoglia

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