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Domenica 24 Settembre 2017 | 01:42

Videochirurgia, congresso internazionale a Bari

Una tre giorni nel capolugo pugliese a partire dal 10 febbraio. Saranno centinaia i chirurghi provenienti da tutto il mondo che faranno il punto sulle frontiere raggiunte nel settore e soprattutto su quelle che si intendono abbattere, mettendo a confronto varie tecniche e diversi sistemi formativi
BARI - Chirurgo in Italia, sala operatoria e paziente negli Stati Uniti, medici specializzandi e studenti universitari che fanno gli spettatori ed assistono all' intervento dal Sudamerica. Non è fantascienza, ma solo l'esempio di una delle applicazioni della videochirurgia, forse il più suggestivo. Nata come metodo di comunicazione per la formazione a distanza dei chirurghi, la videochirurgia ha ampliato i possibili campi di intervento, utilizzando la robotica e le risorse telematiche, al punto che comincia ad essere utilizzata anche nella pratica operatoria, e non solo più per fini didattici.
Per tre giorni a Bari, da giovedì prossimo 10 febbraio, alcune centinaia di chirurghi provenienti da tutto il mondo faranno il punto sulle frontiere raggiunte nel settore e soprattutto su quelle che si intendono abbattere, mettendo a confronto varie tecniche e diversi sistemi formativi.
L'occasione è data dallo svolgimento del 15mo Congresso nazionale Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri italiani) di videochirurgia, la più importante e prestigiosa associazione che annovera tra gli iscritti (oltre 5.000) i più illustri chirurghi. L'inaugurazione sarà trasmessa in diretta sul canale satellitare Puglia Channel dalle 18 alle 21.
«La necessità di saper comunicare a distanza con l'immagine - spiega il presidente del congresso, Gaetano Logrieco, primario di chirurgia d'urgenza dell'ospedale ecclesiastico regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari) - è il domani della comunicazione ed il futuro della formazione, in quanto diventerà sempre più pressante che l'insegnamento si sposti con la velocità dei sistemi di comunicazione raggiungendo l'utente, il quale potrà ridurre solo a particolari eventi la necessità di spostarsi».
La formazione con immagini trova applicazione sia per la formazione di base, sia per quella avanzata, nonchè per interventi altamente complessi anche di microchirurgia. Quella che sta nascendo, aggiunge Logrieco, è una nuova categoria, quella del tutor a distanza, ma per evitare «il rischio di una non idonea interpretazione dell'immagine che, nel campo della chirurgia, potrebbe tradursi in convinzioni minimaliste o approssimative di un gesto chirurgico», occorre disciplinare tutto con «regole precise, linee guida, interattività, verifica di risultati». Ciò è facilitato e reso possibile dall'interazione tra i soggetti, realizzabile con le tecnologie che rendono immediato, capillare e preciso il processo di comunicazione.
Quindi, per tornare all'esempio iniziale, il chirurgo che di fatto presiede all'intervento da un'altra parte del mondo rispetto a dove si trova il paziente, è collegato via audio con i colleghi che sono in sala operatoria, ed in tempo reale ha a disposizione immagini ad alta definizione. Queste sono date da telecamere con effetto tridimensionale che tendono così ad eliminare l'appiattimento visivo. Altra risorsa per il 'chirurgo-maestrò è la banca dati telematica che gli aggiorna i dati sensibili del paziente (anestesiologici, cardiologici e chirurgici).
Tra le applicazioni sin qui seguite di questa pratica ci sono soprattutto quelle nei campi della cardiochirurgia (ad esempio per mettere i by-pass coronarici, in quanto il robot ha una capacità di articolazione superiore a quelle umane e riduce l'errore evitando gesti inconsulti) e della chirurgia addominale (come per curare l'obesità: o riducendo l'intestino per diminuire l'assorbimento o restringendo lo stomaco per favorire il senso di sazietà).
Un maggiore ricorso alla videochirurgia - sottolinea inoltre Logrieco - «potrebbe risolvere in alcuni paesi, come in Italia, i problemi logistici causati dal sovraffollamento delle università a causa delle difficoltà strutturali». «Questo - conclude - migliorerebbe il rapporto docente-discente con una ridistribuzione dei carichi di lavoro degli insegnanti, rendendo più facilmente verificabile lo stato di apprendimento che oggi è unicamente lasciato all'appuntamento dell'esame. In pratica, si tratterebbe di esami tecnici anticipatori, con tutto quello di positivo che questo può comportare».
Beppe Desiderato

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