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Giovedì 21 Settembre 2017 | 12:42

Bari - Esami comprati: la magistratura avvia inchiesta

L'indagine - a quanto è dato sapere - si basa su un esposto anonimo che rivelerebbe l'esistenza di un vero e proprio tariffario imposto anche da alcuni docenti per far superare agli studenti determinati esami
BARI - Un'inchiesta sulla presunta compravendita di esami al Politecnico di Bari è stata avviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo pugliese.
L'indagine - a quanto è dato sapere - si basa su un esposto anonimo che rivelerebbe l'esistenza di un vero e proprio tariffario imposto anche da alcuni docenti per far superare agli studenti determinati esami. Solitamente questo tipo di esposti anonimi non viene preso in considerazione dai magistrati inquirenti, tuttavia questa missiva giunta in Procura sarebbe «particolarmente circostanziata» tanto da spingere il procuratore aggiunto Giuseppe Carabba, titolare dell'inchiesta, ad affidare una delega alla polizia giudiziaria, invitandola a svolgere determinati accertamenti.
A giorni, inoltre, i carabinieri dovrebbero trasmettere in Procura la relazione che starebbero preparando sulla presunta compravendita di esami alla Facoltà di Economia di Bari, venuta alla luce dopo la pubblicazione della lettera riservata che il preside della Facoltà, Carlo Cecchi, ha scritto ai suoi colleghi di facoltà invitandoli a vigilare contro possibili compravendite di esami di cui parlano insistenti voci di corridoio, voci che comunque potrebbero anche essere frutto di millantato credito. Secondo questi voci raccolte dal preside, per ogni esame da superare bisognerebbe pagare dai 150 ai 200 euro per favorire questo o quel candidato.
«Caro collega - ha scritto il prof.Cecchi in una lettera riservata ai docenti della facoltà - ad ogni sessione di esami giungono voci, proteste e accuse su esami venduti e favoritismi...». «Sto tentando di acquisire prove - scrive Cecchi - senza fare chiasso, datemi una mano».
L'appello del preside Cecchi ai colleghi e la diffusione della lettera da parte di vari organi di informazione, tuttavia, ha creato qualche malumore in Procura poiché, in sostanza, azzera la possibilità di compiere accertamenti in via riservata sulla presunta compravendita di esami. «Il preside - spiegano diversi magistrati interpellati - è un pubblico ufficiale e, se era a conoscenza di una possibile notizia di reato, non doveva rivolgersi ai suoi colleghi con una lettera che è poi diventata di dominio pubblico, ma doveva denunciare i fatti alla Procura o alla polizia giudiziaria che si sarebbero subito attivati con accertamenti mirati per raccogliere prove in modo segreto».
Ormai - è il ragionamento degli inquirenti - sarà molto difficile raccogliere prove, anche attraverso perquisizioni o intercettazioni telefoniche e ambientali.

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