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Martedì 23 Gennaio 2018 | 14:55

Cisl - Pezzotta a Taranto Il Governo non dialoga

Il leader sindacale: manca una vera politica industriale e con Palazzo Chigi «abbiamo sicuramente alcune difficoltà di relazioni» sui grandi temi, mentre si susseguono incontri sulle emergenze. Sottolineata l'identità di vedute con gli industriali: «vediamo le stesse difficoltà» • «Occorre migliorare l'utilizzo delle risorse comunitarie» • «Sulla crisi delle acciaierie di Terni siamo pronti a riprendere il dialogo»
TARANTO - «Il nostro Paese sta subendo una fase di profonda trasformazione, è insidiato da una competitività a livello internazionale soprattutto dai Paesi emergenti sui suoi settori tradizionali. Quello che manca, a nostro parere, è una politica industriale che sia degna di questo nome». Lo ha detto il segretario nazionale della Cisl, Savino Pezzotta, intervenendo stamani al consiglio generale della Cisl pugliese.
La Cisl è uno dei tre grandi sindacati italiani: secondo sue fonti istituzionali, nel 2003 (ultimo censimento disponibile) contava 4.183.128 in tutto il Paese, di cui 262.560 in Puglia.
«Con questo Governo - ha proseguito Pezzotta - abbiamo sicuramente alcune difficoltà di relazioni. Basti pensare che sulla Finanziaria ci siamo incontrati una volta a settembre e che poi non c'è più stato un confronto reale, né su questo né sui tavoli per la competitività che ci avevano promesso. Sono i dati di fatto che dicono che c'è una difficoltà oggettiva e di confronto sui grandi temi generali. Poi ci sono invece altre questioni - penso ad una serie di vertenze aziendali come l'Alitalia o la Tyssen di questi giorni - in cui il rapporto col Governo c'è. Per cui abbiamo una debolezza di confronto per quanto riguarda i grandi temi generali e politici, e una costanza di confronto per quanto riguarda le situazioni di crisi e di debolezza».
«Noi continuiamo a dire - ha sottolineato Pezzotta - che non si può continuare ad intervenire caso per caso, ma bisogna che ci siano veramente una politica industriale che punti sull'innovazione e sulla risorsa umana e una politica economica che faccia del Mezzogiorno il punto centrale».
Il leader della Cisl ha poi parlato del rapporto con Confindustria. «La convergenza con Confindustria deriva dai fatti - ha rimarcato il segretario nazionale della Cisl - perché bisogna vedere le cose nella loro realtà senza tradurre tutto in retrospettive o in retropolitica. Non c'è niente, c'è solo un dato di fatto: noi che rappresentiamo i lavoratori, perché ogni tanto ci si dimentica che il sindacato rappresenta i lavoratori, e loro che rappresentano le imprese vediamo la stessa situazione, gli stessi problemi e le stesse difficoltà. E vivere gli stessi problemi e le stesse difficoltà ci obbliga a dire più o meno le stesse cose. Il problema che abbiamo è come si cambia, come si ammoderna, come si innova, come si rilancia il settore industriale».
Secondo Pezzotta, «quello che si dovrebbe fare non è pensare se dietro c'è la manovra politica, tutte cavolate che non servono assolutamente a niente. Bisognerebbe pensare: perché lo fanno? Se c'è una così alta convergenza fra sindacato e Confindustria, vuol dire che i problemi di quel settore sono problemi alti, dove le differenze di parte vengono quasi a svanire rispetto ad un problema che è comune a tutti e due. Il fatto che la Confindustria, e le altre associazioni imprenditoriali - ha aggiunto Pezzotta - convergano sul sindacato, sul Mezzogiorno, sulle difficoltà del settore industriale dovrebbe mettere in allarme, o in attenzione, la politica, dicendo che evidentemente c'è qualcosa di vero. Mi sembra che questa attenzione non ci sia, e c'è tutta una traduzione in politica. Invece no, traduciamo tutto in cose reali: c'è un settore industriale che non tira, c'è la cassa integrazione, c'è la chiusura di aziende, difficoltà enormi».

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