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Martedì 19 Settembre 2017 | 19:19

«Ecomafia» a Canosa, scarcerati 5 indagati

Tornano in libertà i 5 finiti agli arresti domiciliari il 20 gennaio nell'ambito dell'inchiesta sull'impianto di discarica della Solvic di Canosa di Puglia, dove si sarebbero smaltiti illecitamente rifiuti nocivi
BARI - Tornano in libertà i 5 indagati finiti agli arresti domiciliari il 20 gennaio nell'ambito dell'inchiesta sull'impianto di discarica della Solvic di Canosa di Puglia, dove si sarebbero smaltiti illecitamente rifiuti nocivi.
La remissione in libertà è stata disposta dal gip del tribunale di Trani, Michele Nardi, all'esito degli interrogatori di garanzia.
Accogliendo la richiesta di custodia cautelare del Pubblico Ministero Francesco Bretone il gip dispose l'arresto del legale rappresentante della Solvic srl, Italo Forina (64 anni, di Canosa), del responsabile tecnico Felice Rosito (38, di Corato), di Nicola Veronico (56, di Bari) responsabile dell'omonima ditta di Modugno, e dei chimici Pietro Abaticchio (63, di Bitonto) e Cosimo Marino (61, di Giovinazzo). Nello stesso giorno degli arresti, sotto sequestro preventivo sono finiti l'impianto di smaltimento sito a Canosa in Contarda Tufarelle, il "Centro Analisi Chimiche Di Pasquale Abaticcho" di Bitonto, dove i chimici avrebbero attestato dati forvianti, e la Ditta Veronico che avrebbe curato i trasporti dei rifiuti.
Nel provvedimento di revoca dei domiciliari del responsabile tecnico Rosito il gip tranese scrive: "dagli interrogatori di tutti gli indagati - scrive il gip - è emerso con assoluta chiarezza che Rosito è estraneo totalmente alla vicenda in questione, in quanto il suo ruolo di ingegnere realizzatore degli impianti è stato frainteso dagli inquirenti. L'indagato - aggiunge Nardi - non ha mai, nemmeno di fatto, esercitato funzioni relative al trattamento dei rifiuti".
Con differente motivazione tornano in libertà gli altri 4 indagati.
Per il gip "gli interrogatori di garanzia hanno consentito di rafforzare il quadro indiziario posto a fondamento delle misure. Allo stato attuale appare evidente che non sussiste alcun pericolo d'inquinamento probatorio, né di reiterazione
delle condotte, dal momento che sia il laboratorio di analisi che tutto il complesso industriale di smaltimento di rifiuti è sottoposto a sequestro. In questa situazione processuale appare inutile il mantenimento della misura in atto (gli arresti domiciliari) che va quindi del tutto revocata".
La Solvic, dunque, resta sotto sequestro.
"Appare evidente - scriveva Nardi nel provvedimento d'arresto e sequestro - che la Solvic effettua attività di stoccaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti in violazione della normativa e con autorizzazioni illegittime e quindi inesistenti. Le conseguenze di quest'attività sull'ambiente sono gravissime visto che è stato accertato l'inquinamento della falda acquifera sotterranea e del fiume Locone dal quale, poco più monte, l'Acquedotto Pugliese preleva l'acqua per il consumo umano".
Le indagini condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bari e coordinate dal pm Bretone, non sono concluse.
Un'inchiesta che ha lambito anche la Provincia di Bari che, secondo il Pm, avrebbe rilasciato autorizzazioni a tal punto illegittime da far sospettare una collusione con lo stesso imprenditore autorizzato. Ma la prescrizione dei reati ed, ancor prima, il confine di competenza con la Procura di Bari, hanno solo sfiorato l'istituzione provinciale.
Antonello Norscia

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