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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 16:54

Sequestrati beni di boss barlettano

I finanzieri hanno bloccato circa 585mila euro, di proprietà di Michele Dambra, si tratta di beni riconducibili al «tesoro» del clan cerignolano Di Tommaso
BARLETTA - I finanzieri del Gico, il Gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata, hanno posto i sigilli a conti correnti, polizze assicurative e titoli per un valore di circa 585mila euro, di proprietà del 38enne barlettano Michele Dambra. Secondo gli investigatori si tratta di beni riconducibili al «tesoro» del clan cerignolano Di Tommaso.
Michele Dambra era stato arrestato nell'ottobre dello scorso anno nel corso dell'operazione della polizia denominata «Halloween». Nell'occasione vennero eseguite ben ventisei ordinanze di custodia cautelare ai danni di persone ritenute appartenenti al clan di stampo mafioso cerignolano.
Già in quell'occasione, i finanzieri del Gico avevano posto sotto sequestro preventivo beni immobili tra cui un appartamento in un lussuoso residence, un locale commerciale in pieno centro a Barletta e un box auto, per un valore circa un milione di euro.

Dalle indagini economico patrimoniali era emerso che Dambra, che dichiarava un reddito di poche migliaia di euro, aveva effettuato una serie di strani investimenti patrimoniali. Da qui la richiesta del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Alessandro Messina, del sequestro preventivo.
In seguito a tale sequestro i finanzieri del Gico hanno eseguito ulteriori accertamenti bancari dai quali hanno individuato la titolarità da parte di Dambra di una polizza assicurativa, dossier titoli e disponibilità liquide su conti correnti per un valore di 585mila euro.
Sulla base degli ulteriori indagini il sostituto procuratore Messina ha emesso un nuovo provvedimento di sequestro preventivo d'urgenza ponendo sotto sequestro le somme individuate. In definitiva il valore dei beni sottoposti a sequestro per la normativa antimafia a Michele Dambra ammontano a quasi un milione e seicento mila euro, mentre ammontano a circa tre milioni di euro quelli posti sotto i sigilli all'intera organizzazione mafiosa di Cerignola, gran parte provento dell'attività estorsiva effettuata ai danni di aziende dell'interporto di Cerignola.

Paolo Pinnelli

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