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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 22:15

Morte 17enne andriese, indagato coetaneo

Emanuele Mucci fu ritrovato in fondo ad una cava. Si indagava a 360° ma, dopo l'ultimo interrogatorio, è stato indagato per omicidio volontario un suo amico
BARI - L'indagine sulla morte del 17enne andriese Emanuele Mucci non è più contro ignoti.
Con l'accusa di omicidio volontario, infatti, è indagato un suo amico andriese 17enne, e, proprio per ciò, il fascicolo d'inchiesta passa dalla Procura di Trani alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Bari, cui ora spetterà proseguire l'indagine partendo dalla "dote" investigativa trasmessa dal pubblico ministero Achille Bianchi.
Il magistrato tranese si è dovuto fermare dinanzi alla posizione di un minorenne, il cui ultimo interrogatorio, in qualità di persona informata sui fatti, è stato sospeso evidenziandosi sospetti sulla sua posizione.
In tre diverse audizioni l'indagato ha fornito altrettanti, e differenti, alibi.
Ma non è l'unico indagato su cui dovrà far luce la procura minorile. Con l'accusa di false informazioni al Pm, è indagato anche un amico minorenne del supposto omicida, che avrebbe fornito una falsa versione dei fatti durante il proprio interrogatorio.
L'ultima audizione è stata fatale per il presunto assassino, dopo che già nelle due precedenti audizioni il suo racconto aveva fornito dubbi e spunti investigativi.
Dinanzi al Pm Bianchi il giovane ha sempre negato di essersi trovato con Mucci la mattina del 9 Luglio. Quel giorno Emanuele non andò a lavorare nell'impresa di surgelati di Trani, dove, una volta finita la scuola, si guadagnava da vivere per le vacanze estive.
S'ipotizzò una "fuga" adolescenziale sulla riviera romagnola ma, invece, il suo cadavere straziato, ed ormai in preda agli animali randagi, fu rinvenuto 5 giorni dopo la scomparsa. Alla Polizia giunse la telefonata di una coppietta che disse di aver visto un corpo senza vita in una cava di Contrada Lamapaola.
La segnalazione avvenne a 24 ore dalla scoperta, con il cadavere che, dunque, rimase ancor di più esposto allo sbranamento degli animali ed alla forte escursione termica di quei giorni segnati dall'alternanza di grande caldo e abbondanti piogge: fatti non secondari per le indagini.
Il 9 luglio Mucci uscì di casa coi suoi risparmi ed indossando un paio di pantaloni nuovi. La richiesta anche di una camicia nuova non incontrò i consensi della madre, che non ne ravvisò la necessità dovendosi recare a lavoro.
Ma, evidentemente, quella mattina Emanuele aveva un appuntamento prefissato.
Con quello che sarebbe stato il suo omicida, ma, forse, secondo gli inquirenti, anche con altri coetanei.
Nonostante i numerosi interrogatori succedutisi in questi mesi nessuno dei numerosi ragazzi ascoltati ha affermato d'aver incontrato Emanuele quella drammatica mattina.
Ma il videogioco "gameboy" Nintendo, rinvenuto dal Pm Giuseppe Maralfa sul luogo del delitto nel corso di un secondo sopralluogo, incastrerebbe il minorenne accusato di omicidio.
Sul videogioco, nella sezione dei record registrati, gli inquirenti hanno trovato memorizzato il suo nomignolo. L'indagato, dunque, quella mattina avrebbe incontrato Mucci ed, evidentemente, ma chissà per quale motivo, si sarebbero recati in Contrada Lamapaola, sulla Provinciale Andria-Trani, distante dal centro cittadino.
Forse non erano soli, ma questo vuol dire che qualcun altro degli amici, da non escludere nemmeno quelli interrogati, saprebbe cosa sia avvenuto quella mattina, ciononostante non l'avrebbe detto.
Perché l'autopsia ha confermato che la morte avvenne lo stesso giorno della scomparsa.
Così come pare certo che il videogioco fu acquistato quella mattina stessa.
Emanuele non l'avrebbe posseduto prima e questo verrebbe confermato anche da un'altra circostanza. Nei pantaloni del cadavere furono ritrovati 60 Euro. In pratica il resto dei 250 indicati dai familiari come risparmi della vittima. Gli altri 190 Euro, dunque, sarebbero stati utilizzati per l'acquisto del "gameboy", il cui prezzo si attesta proprio su quella cifra.
Ora la procura minorile dovrà completare la laboriosa attività investigativa compiuta dai colleghi tranesi, che tra i vari atti hanno collezionato anche una perizia sulla possibile dinamica del volo di Mucci dalla sommità della cava.
Una perizia che si presta a varie interpretazioni (che non escludono una caduta spontanea piuttosto che una spinta) ma che deve tener comunque conto di una macchia di sangue rinvenuta poco distante dal punto in cui è stato trovato il cadavere, forse trascinato per qualche metro dai randagi o dallo stesso assassino, ammesso che sia uno solo.
Resta da chiedersi il perché Mucci si trovasse in quel posto e cosa sia successo prima del drammatico lancio nel vuoto. In 6 mesi l'indagine tranese non ha tralasciato né l'ipotesi del suicidio, né quella della goliardata finita in tragedia, né, da ultimo, quella dell'omicidio volontario.
A chiarirlo non è stato sufficiente nemmeno l'acquisizione di alcuni tabulati telefonici.
Da escludere, invece, la rapina: la vittima fu trovata in possesso anche del telefonino.
E allora il movente potrebbe celarsi in qualche frequentazione, che nonostante il mite carattere di Emanuele, è divenuta improvvisamente letale.
Per ora buoni indizi, che la Procura barese tenterà di elevare a prove.
Antonello Norscia

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