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Martedì 26 Settembre 2017 | 18:33

Rete di usurai a Manfredonia

Arrestati un imprenditore, il titolare di una ditta di carburanti per imbarcazioni e un impiegato di banca. Prestavano soldi a imprenditori e a lavoratori del porto
MANFREDONIA (FOGGIA) - Per il reato di usura sono stati arrestati stamane dalla polizia a Manfredonia, un imprenditore edile, il titolare di una ditta di carburanti per imbarcazioni e un impiegato di banca.
A quanto si è saputo, i tre prestavano soldi a imprenditori ma anche a lavoratori del porto, con tassi molto elevati. Inoltre, alcune delle vittime del presunto giro usurario sarebbero state anche più volte pesantemente minacciate se non avessero restituito il denaro che avevano ricevuto in prestito col tasso altissimo di interesse.
L'operazione è stata compiuta dagli agenti del Commissariato di Manfredonia della polizia di Stato a conclusione di indagini dirette dal pm del tribunale di Foggia Alessandra Fini e avviate nel novembre scorso, quando ci sono state le prime denunce.

A causa dei debiti contratti con gli usurai alcune vittime hanno dovuto cedere le loro attività: è uno degli aspetti delle indagini che hanno portato oggi a tre arresti. I tre sono accusati di usura e minacce in concorso tra loro. Gli arresti sono stati fatti sulla base di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Foggia Carlo Protano, su richiesta del pm inquirente, Alessandra Fini.
Gli arrestati sono l'imprenditore Salvatore Castriotta, di 62 anni, titolare di una concessionaria di auto, il figlio Michele, di 37, impiegato di banca, e Francesco Di Candia, di 36, della ditta Tramontana Petroli, genero di Castriotta. I tre avrebbero prestato denaro a imprenditori e commercianti, ma anche a lavoratori del porto, con tassi di restituzione elevati, che variavano dal 10 al 20% al mese. E alcune delle vittime sarebbero state anche minacciate quando erano in ritardo con i pagamenti. I tre sono stati scoperti grazie alla denuncia di una persona, che ha poi dato l'esempio ad altre.
«L'indagine - ha chiarito ai giornalisti il pm - sono partite nell'ottobre scorso grazie alla denunce di alcune vittime e riteniamo che possano ancora riservare degli sviluppi». Si è trattato di «indagini molto difficoltose anche a causa del tipo particolare di reato. Chi subisce questa onta ha vergogna della propria condizione e perciò il più delle volte evita di denunciare il suo aguzzino». Le indagini hanno portato, inoltre, al sequestro di 37 mila euro in contanti, di titoli di credito per un valore complessivo di oltre 100 mila euro, di scritture private per un valore totale di 497 mila euro e permute immobiliari per un valore di oltre 81 mila euro.
«L'attività investigativa - ha detto il dirigente del commissariato di Manfredonia, Antonio Lauriola - ha tra l'altro evidenziato i ruoli delle persone arrestate: Salvatore Castriotta era incaricato di procurare le disponibilità finanziarie per l'erogazione dei prestiti alle vittime le quali, dovevano poi pagare interessi pari al 20% ogni mese; Di Candia seguendo le sue indicazioni era preposto a tenere i contatti con le vittime provvedendo anche a recuperare le somme dovute e infine, Michele Castriotta, approfittando della sua condizione di impiegato di banca, versava il denaro riscosso sui conti di famiglia e provvedere anche al recupero dei debiti e al mantenimento dei rapporti con i debitori».
I tre arrestati, a quanto si è appreso, erano collegati anche ad elementi della criminalità locale dei quali si servivano per minacciare, e qualche volta anche malmenare, le persone che non riuscivano a pagare quanto dovuto.

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