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Martedì 23 Gennaio 2018 | 01:29

«Un trans geloso ha ucciso Nicola»

E' questa l'ipotesi avanzata dalla polizia che, a Milano, ha fermato un transessuale brasiliano, M.A.S. di 45 anni (detto Paula), accusato dell'omicidio di Nicola Caporusso, ex-muratore 36enne, di Barletta (Bari). Il presunto omicida stava per partire per il Brasile con un biglietto di sola andata
MILANO - Lo ha prima ucciso strangolandolo nella sua casa, quindi lo ha impacchettato e fatto trasportare da un amico dentro un cartone in un campo alla periferia di Milano, infine ne ha cosparso il cadavere con benzina e gli ha dato fuoco. Il tutto per gelosia, per la rabbia legata alla fine di un rapporto sentimentale.
E' questa l'ipotesi avanzata dalla polizia che ha fermato un transessuale brasiliano, M.A.S. di 45 anni, il cui nome d'arte è Paula, accusato dell'omicidio di Nicola Caporusso, di 36 anni, di Barletta (Bari), in passato muratore all'epoca nullafacente.
Il corpo carbonizzato di Caporusso, era stato rinvenuto il 18 gennaio scorso (la morte dovrebbe risalire al giorno prima) in un'area adiacente a via Caio Mauro, una stradina di una zona isolata della città. Il cadavere era talmente irriconoscibile da renderne quasi impossibile l'identificazione, alla quale si è arrivati grazie alle impronte digitali e al fatto che l'uomo aveva un piccolo precedente di polizia per un furto.
La Squadra Mobile della Questura, diretta da Vittorio Rizzi, ha subito iniziato le indagini nell'ambiente della prostituzione transessuale e anche nel mondo della droga, visto che la zona dove la vittima era stata ritrovata è molto frequentata da viados e tossicodipendenti. Ricostruendo l'ultimo periodo di vita dell'ex muratore (che appartiene a una famiglia di artigiani definita «perbene» dagli investigatori) si è scoperto che intrecciava dei rapporti di frequentazione, amicizia e sentimentali con alcuni "cerbiatti".
A Natale Caporusso aveva lasciato Paula con cui da qualche tempo aveva un rapporto tormentato. Era andato in Puglia e poi aveva deciso di tornare nell'appartamento in cui conviveva con M.A.S., in via Ugoni. Qui sarebbe stato ucciso dal compagno infuriato per la sua decisione di non rimettersi insieme. Ne è seguito lo spostamento del cadavere a cui è stato dato fuoco.
La polizia sta valutando la posizione dell'amico del presunto assassino che lo ha aiutato a trasportare il corpo: l'uomo sembra estraneo ai fatti anche se non pare del tutto credibile che abbia pensato di trasportare uno scatolone pesante contenente, così sostiene che gli era stato detto, un grosso televisore.
In un primo tempo, interpellato dalla polizia, il transessuale aveva detto che Nicola Caporusso era uscito senza dire dove andava e che comunque sarebbe tornato. Ma gli agenti hanno notato che non vi erano vestiti o oggetti personali e, in un secondo momento, che il presunto omicida stava per partire per il Brasile con un biglietto di sola andata e con molti bagagli nonostante non facesse ritorno nel suo Paese d'origine da 8 anni. Si è quindi proceduto al fermo.

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