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Martedì 26 Settembre 2017 | 09:34

Iraq - Pronti ad entrare in azione i «Predator»

I primi quattro velivoli senza pilota teleguidati gestiti dagli specialisti del 28° Gruppo velivoli teleguidati del 32° Stormo di Amendola sono stati assegnati alla task force italiana a Nassiriya. Servono per la ricognizione
Aeronautica militare - Ricognitore teleguidato Predator - Non sarebbero serviti per una missione come quella di ieri, di copertura e soccorso ad una pattuglia attaccata, ma vista l'aria che tira a Nassiriya, i vertici militari hanno deciso di accelerare l'entrata in azione dei Predator, i velivoli senza pilota, per ridurre quanto più possibile i rischi legati alle attività di sorveglianza e ricognizione aerea.
La conferma arriva dal generale Giovanni Battista Borrini, comandante del contingente italiano in Iraq. Il Predator, dice, «è un buon mezzo di osservazione che può contribuire a garantire maggiore sicurezza al nostro personale. Quando sarà operativo lo utilizzeremo senz'altro. Penso che sarà questione di pochi giorni».
I quattro Predator italiani già si trovano a Nassiriya e in queste ore vengono predisposti per il prossimo impiego. In Iraq ci sono gli uomini del 28° Gruppo velivoli teleguidati del 32° Stormo di Amendola (Foggia), il reparto dell'Aeronautica che dal mese scorso ha in dotazione i quattro Uav (unmanned aerial veichle). Gli aerei senza pilota potrebbero essere molto utili nel contesto attuale: «dotati di sistemi avanzati di visione e trasmissione dati a terra - come ha ricordato lo stesso ministro Martino l'altro giorno alla Camera - sono particolarmente adatti alle operazioni di ricognizione e sorveglianza del territorio».
Secondo la Difesa, l'attività di monitoraggio dell'intera provincia di Dhi Qar potrà essere «sensibilmente potenziata» grazie ai Predator. Questo significa tenere sotto controllo anche aree insidiose, senza il rischio di rimetterci ancora la pelle.
Ma in attesa dell'imminente entrata in azione dei velivoli a pilotaggio remoto, tengono ancora banco le polemiche sulla presunta inadeguatezza, sotto il profilo della protezione, degli elicotteri italiani. I generali, e non solo loro, respingono le accuse. Per Mario Marioli, vicecomandante del Multinational Corps Iraq, l'AB 412, a bordo del quale si trovava il maresciallo Cola, «è perfettamente adeguato ai compiti che deve svolgere e la missione di ieri era del tutto pertinente all'aeromobile, che si trovava a distanza di sicurezza rispetto al nemico». Quell'elicottero «è lo stesso tipo di velivolo, con le stesse protezioni che usano gli americani e su cui io stesso volo abitualmente», aggiunge. Il fatto è che in Iraq «la minaccia è multiforme e spesso imprevedibile, e nessun mezzo è del tutto sicuro», aggiunge il generale Giovanni Battista Borrini, comandante del contingente italiano. Che sull'invio dei Mangusta, gli elicotteri d'attacco, non si sbilancia: «Non sono valutazioni che spettano al mio livello».
Il maresciallo Giovanni Savino, anche lui mitragliere di elicottero e membro del Cocer, la pensa allo stesso modo. «Il rischio di essere colpiti c'è sempre», dice, anche sui velivoli più sicuri come il Mangusta «che non è un carro armato volante». Comunque, all'invio degli elicotteri d'attacco continuano a pensare i tecnici della Difesa. Altri esponenti del Cocer sostengono che è ora di inviare i Mangusta e anche su internet, nei forum di appassionati di cose militari, è praticamente un coro unanime: «Sono necessari».
Ma perché, finora, non sono stati spediti in Iraq? Falco Accame, presidente dell'Anavafaf, un'associazione che tutela i familiari delle vittime arruolate nelle Forze armate, ha una sua risposta: «I nostri militari in Iraq - afferma - operano non a caso secondo il codice di guerra, ma si vuole presentare la loro opera come quella di crocerossine, con semplici compiti di assistenza umanitaria. Quindi, non vengono adottate le misure di protezione nei riguardi di pericoli bellici per non offuscare questa immagine pacifistica del loro impiego». Accame parla di «elicotteri privi delle difese antimissile e delle corazzature necessarie per la protezione da proiettili». Accuse gravi che potrebbero anche suscitare l'interesse della magistratura con le stellette. Ma il procuratore militare Antonino Intelisano non si sbilancia.

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