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Domenica 24 Settembre 2017 | 14:17

Molfetta - Demolite le ciminiere «Gallo»

Un patrimonio quasi centenario, ma i "camini" della cementeria erano pericolanti. Annuncio al convegno di Agenda 21. Recupero invece per lo stabilimento «De Gennaro»
MOLFETTA - Quasi cento anni della storia molfettese non ci sono più. Condannate alla sparizione le due ciminiere delle cementerie «Gallo», alte quasi 40 metri. La loro demolizione è cominciata oggi; un provvedimento che aspettava di essere espletato da oltre vent'anni, vista la debolezza della struttura pericolante che, nei capannoni, presenta anche coperture d'amianto.
Costruita negli anni Trenta, la cementeria era di fatto un bene archeologico industriale e, per questo l'Agenda 21 (organo preposto al confronto tra Amministrazione e cittadini per uno sviluppo sostenibile del territorio) si era adoperata per cercare una soluzione che mirasse alla sua salvaguardia, con proposte di riqualificazione e ristrutturazione.
Ma l'avvio repentino dei lavori di demolizione ha colto di sorpresa tutti i partecipanti all'incontro tenutosi, questa sera a Palazzo Giovene, tra i rappresentanti dell'Agenda 21 e quelli dell'Amministrazione comunale, nella persona dell'assessore all'urbanistica Pietro Uva. Quest'ultimo ha giustificato l'accaduto, asserendo: «Dovevamo fare una scelta, salvare entrambe le cementerie (anche la "De Gennaro", che è adiacente - n.d.r -.) sarebbe stato troppo oneroso per le tasche del Comune. La cementeria "Gallo" è di proprietà privata, ovvero dell'impresa edile "Lovino" di Ruvo, e con loro non siamo riusciti a trovare un accordo. Di qui la soluzione obbligata della demolizione che oltre non poteva attendere, visto che la struttura si trova a ridosso dei palazzi e, dunque, mette e ha messo per anni, in pericolo l'incolumità pubblica».
D'altro canto, per la cementeria «De Gennaro» e per le sue due ciminiere alte quasi 40 metri, è stato firmato un protocollo d'intesa tra l'Amministrazione e i proprietari: 500mila euro che il Comune molfettese pagherà per ristrutturarle, creando una sala mostre. L'idea, ancora in fase di progettazione, prevede sale espositive su più livelli. Mentre la palazzina in stile Liberty e il capannone adiacente (con copertura in amianto) resteranno proprietà privata, ed è ancora oscuro il loro futuro. Tutelarle sarebbe un obbligo, visto che anche questi edifici sono stati definiti, nel comparto 18 del piano regolatore, facente parte del complesso archeologico-industriale da salvaguardare. Ma le scelte obbligate, si è visto, sono sempre dietro l'angolo a snaturare scelte strategiche che, di fatto influenzano il cittadino e l'identità del suo territorio. Portando via anche pezzi di storia.
Stefania Lisena

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