Venerdì 20 Luglio 2018 | 14:49

Business dei rifiuti: 5 arresti nel Barese

Sono accusati di traffico illegale di rifiuti e di aver smaltito illegalmente circa 100 milioni di kg di miscele di sostanze tossiche ed inertizzate. Sequestrati 2 stabilimenti
discarica rifiuti TRANI (BARI)- Gestivano un ingente traffico di emulsioni oleose con rifiuti pericolosi e non, inquinando la falda acquifera con rifiuti provenendo da varie regioni d'Italia. La ditta di smaltimento, Solvic, di Canosa di Puglia (Bari), che svolge la sua attività dal 1992 e che smaltisce oltre 100 milioni di chilogrammi all' anno, non era in possesso delle autorizzazioni previste dalle leggi. Lo hanno reso noto gli investigatori del Noe che oggi hanno arrestato nel barese cinque persone nell' ambito di un' inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti.
I destinatari dell' ordinanza, emessa dal gip del Tribunale di Trani Michele Nardi su richiesta del sostituto Francesco Bretone, sono: Italo Forino, di 63 anni, di Canosa di Puglia, e Felice Rosito, di 38 anni, di Corato (Bari), legale rappresentante e responsabile tecnico della società di smaltimento di rifiuti 'Solvic' di Canosa di Puglia (Bari), Nicola Veronico, di 55 anni, di Bari, titolare di una ditta di trasporti, e due chimici che svolgono l' attività di liberi professionisti, Cosimo Marino, di 60 anni, di Giovinazzo (Bari), e Pietro Abbaticchio, di 64 anni, di Bitonto (Bari).
Alla Solvic, che ha sede a Canosa di Puglia, sono stati posti sotto sequestro i due stabilimenti che sono in via Cerignola e in località Tufarelle - quest' ultima sottoposta a vincolo ambientale - nei quali si trovano grossi serbatoi e cisterne per il contenimento di centinaia di migliaia di rifiuti pericolosi. La società - a quanto è stato reso noto - non aveva mai presentato le valutazioni di impatto ambientale dello stabilimento alla Regione e pertanto non erano mai stati rilasciati i nulla osta per la tutela paesaggistica da parte dell' Ente e della Soprintendenza dei beni artistici e architettonici della Puglia.
I rifuti tossico-nocivi, derivanti da procedimenti industriali - tra cui oli esausti, acidi, emulsioni oleose e caprolattame - erano conferiti alla Solvic dalla ditta di trasporto di Nicola Veronico che a sua volta li riceveva da numerose aziende industriali di diverse regioni d'Italia, soprattutto della Puglia, ma anche del Veneto, Campania, Calabria e Basilicata.
A Veronico sono state accertate irregolarità nella compilazione dei formulari di identificazione di rifiuti che, tra l' altro, non specificavano esattamente la quantità e la tipologia dei rifiuti trasportati. Ai Fir per legge devono essere allegati anche i certificati di analisi che i due chimici compiacenti emettevano senza compiere in realtà le analisi. A questo proposito i carabinieri hanno accertato che entrambi i laboratori dei chimici erano fantasma: quello del chimico Cosimo Marino era stato dichiarato presso la sua abitazione; quello di Abbaticchio, che era stato dichiarato presso l'Eurocampus di Bitonto, era in realtà in uno sgabuzzino ricavato in un sottoscala con strumenti che sono stati giudicati non idonei a compiere le analisi. Di qui il nome dato alla intera operazione: 'Casper', dal nome del personaggio di un film sui fantasmi. Forino e Rosito sono anche accusati di aver causato l' inquinamento del torrente Locone e della falda acquifera sottostante all' impianto di Tufarelle nei quali era sversata l' acqua non depurata.
Gli arrestati sono tutti indagati per violazioni al Decreto Ronchi (art.53 bis del decreto legislativo 22/97). A Forino e Rosito i carabinieri del nucleo tutela ambientale Noe di Bari hanno anche contestato alcuni articoli del decreto 490 del 1999 che disciplina la violazione della normativa sui beni demaniali sottoposti a vincolo paesaggistico e archeologico.
E' stato accertato, inoltre, che alcune autorizzazioni erano state rilasciate alla Solvic nel 1992 da funzionari della Provincia di Bari e della Regione Puglia ma queste erano illegittime: i reati connessi però a quanto è stato reso noto - non sono più contestabili perchè caduti in prescrizione.

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