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Domenica 24 Settembre 2017 | 08:39

«Islam fondamentalista pericolo per la Puglia»

Così il Procuratore generale di Bari, Riccardo Dibitonto, all'apertura dell'Anno giudiziario. • Il sindaco di Bari, Michele Emiliano: «Servono 200 mln per la Cittadella della Giustizia»
Anno giudiziario Bari BARI - «Avendo l'Adriatico assunto il ruolo di una vera e propria frontiera d'Europa, la Regione Puglia è indubbiamente a rischio, in questo particolare momento storico e non può essere sottovalutato il terrorismo fondamentalista». Questo il monito che lancia il Procuratore generale di Bari, Riccardo Dibitonto, all'apertura dell'Anno giudiziario presso il distretto di Bari, Foggia, Trani e Lucera, assenti gli avvocati penalisti e con i magistrati senza toga e tra le mani il rapporto dell'ANM. Secondo Dibitonto, infatti, la procura di Bari ha svolto numerose indagini di matrice terroristica e «anche se sotto il profilo penale non sono stati raccolti elementi probatori apprezzabili, numerosi documenti sono stati trasmessi ad altri uffici giudiziari per connessione con procedimenti pendenti presso quegli Uffici».
Affine, anche se di minore pericolo, è il fenomeno delle eco-mafie che, secondo il Pg, non ha ottenuto «una risposta giudiziaria pronta ed immediata» e questo dipende anche dalla scarsa attenzione governativa ad investire risorse finanziarie, adeguate a combattere il fenomeno». Il degrado ambientale, le conseguenze dei terremoti, le inondazioni e le frane, sono la dimostrazione di una mancanza di unitarietà della politica nazionale», ha aggiunto. Basti pensare che sono quasi raddoppiati i procedimenti instaurati per reati in materia di tutela dell'ambiente.
Risulta in diminuzione il numero dei reati commessi da cittadini stranieri (1.234 rispetto a 1.656), ma il fenomeno, secondo Dibitonto, «preoccupa con riguardo alle organizzazioni criminali che operano nel settore del traffico di esseri umani, dell'immigrazione clandestina e dello sfruttamento della prostituzione». In tal senso una «spiccata attitudine ad inserirsi nel tessuto economico legale contraddistingue le consorterie cinesi, che continuano ad evidenziarsi per una notevole compenetrazione tra aspetto produttivo e versante criminale per la specifica scelta di attività illecite come l'usura, il gioco d'azzardo e l'estorsione».
Intanto Dibitonto sottolinea nella relazione come il contrabbando, in calo negli ultimi anni in Puglia grazie all'azione repressiva, ha spostato le sue rotte determinando «la creazione di nuovi e paralleli canali di introduzione dei tabacchi lavorati esteri nel territorio comunitario; su rotte che passano dai Paesi nord Africani e dalla Grecia.
In contrazione anche il fenomeno dell'immigrazione clandestina, sempre nel passato collegata al traffico di droga, una delle principali fonti di guadagno della criminalità organizzata pugliese. E in questo settore il porto di Bari «continua a rivelarsi uno dei principali approdi per l'introduzione di grossi quantitativi di sostanze stupefacenti», spiega il Pg, cosicché i «consistenti flussi di danaro, hanno alimentato fenomeni di riciclaggio facilitando la diffusione di altre attività criminali in settori economici, originariamente non contaminati».
La maggior parte del denaro viene reinvestito all'estero, specialmente, secondo i dati, nel settore turistico e alberghiero. Merita, quindi, attenzione il traffico di armi (pistole e mitragliette). «Le indagini condotte» - spiega Dibitonto - «hanno fatto registrare una costante attività di acquisto in Italia di armi, dirette in Albania».
In aumento, nel 2004, i procedimenti instaurati per reati a sfondo sessuale (359 rispetto ai 238 del 2003). Diminuiti, invece, i reati commessi contro la Pubblica Amministrazione ma con un incremento di omissioni o rifiuto di ufficio. Aumentate le bancarotte fraudolente da 251 a 258.
Tutti dati che fanno sì che «la crescita progressiva ed inarrestabile della domanda di giustizia esige l'aumento della dotazione delle risorse, umane e materiali, destinate al servizio giudiziario», spiega il pg barese, sottolineando così l'insufficienza degli organici rispetto alla mole dei processi penali pendenti, nonostante la positiva istituzione del Giudice Unico. Nel penale, le richieste di custodia cautelare in carcere sono state 1.710 a fronte di 1.477 del 2003 e 233 ai domiciliari.In materia civile i procedimenti pendenti nei tribunali al 30 giugno 2004 sono 65.766 con una durata media di 3 anni mentre quelli pendenti davanti al giudice di pace sono 35.290.Le cause di lavoro e previdenza e assistenza obbligatoria pendenti in primo grado presso tribunale monocratico sono 168.136 rispetto alle 153.653 del 2003.In totale tra primo grado e appello sono 56.305 la cause di lavoro di cui sono state esaurite 41.594 con una durata media di circa 3 anni e mezzo in primo grado ed 1 anno in appello.In aumento, infine, del 20% i procedimenti di divorzio e separazione: quelli di divorzio sono 1.308 e di separazione 3.514.
Da segnalare che, come anche in altre città italiane, i magistrati della Corte di Appello di Bari e Foggia hanno abbandonato l'aula in segno di protesta nei confronti del sottosegretario alla Giustizia Luigi Vitali, rappresentante del Governo.

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