Cerca

Venerdì 22 Settembre 2017 | 12:02

Anche la Puglia nell'esplorazione di Saturno e Titano, con i progetti del prof. Posa

Il Gruppo di Bari è impegnato nell'analisi delle immagini radar che saranno acquisite dalla missione durante i suoi passaggi intorno al satellite
La rivincita dell'Europa Spaziale non si è fatta attendere. Ad un anno esatto dalla perdita della sonda d'atterraggio su Marte, la britannica Beagle-2 (perdita però ampiamente superata dall'ottima missione della Mars Express in orbita marziana), al primo tentativo diretto a Titano, la più grande delle lune di Saturno, è stata subito un grande successo.
L'impatto con la superficie della sonda dell'Esa, la Huygens, è avvenuto attorno alle 13 e 30 ora italiana, e la piccola sonda ha subito confermato la riuscita della missione inviando il segnale di conferma verso la grande antenna parabolica della sonda orbitale Cassini, che resta nel campo gravitazionale di Saturno.
Nel corso della giornata dovrebbero arrivare anche i primi dati scientifici raccolti nei 150 minuti di discesa atmosferica: c'è molta attesa, da parte di scienziati di almeno venti nazioni. Ma è tutto il mondo ad attendere risposte, magari anche clamorose, dall'ambiente di Titano, che si pensa sia del tutto simile alla Terra durante il periodo di sviluppo delle prime forme di vita.

Un po' di Puglia attorno a Saturno
A bordo della Huygens, vi sono sei esperimenti scientifici, compreso quello italiano dedicato allo studio della struttura chimica dell'atmosfera di Titano, il cui Principal Investigator è il professor Marcello Fulchignoni.
Ma questa è una doppia missione: Huygens fa parte di una importante fase della ricerca del sistema di Saturno, e per questa ragione è stata trasportata fino al Signore degli Anelli dalla più grande sonda Cassini.
Questa importante impresa interplanetaria, frutto della collaborazione tra Nasa americana, Esa europea e Asi italiana, è la più complessa mai realizzata finora tra le imprese di esplorazione automatica del sistema solare.
E a bordo della Cassini, che resterà per altri tre anni mezzo ad esplorare Saturno e, sia pure da lontano, altre lune come Japetus ed Enceladus, ci sono molti esperimenti, molti dei quasli realizzati in Italia, anche con il contributo dei centri di ricerca pugliesi.

Su Cassini infatti, sono coinvolti Politecnico e Università di Bari, mentre l'Università di Lecce ne è in qualche modo corresponsabile poiché già da tempo, con alcuni gruppi di ricerca, partecipa attivamente a missioni interplanetarie in collaborazione con l'Esa, come le recenti Mars Express in orbita attorno a Marte, Rosetta che è in viaggio verso una cometa e la Venus Express che il prossimo ottobre partirà per Venere.
ll Gruppo di Ricerca di Ricerca di Bari per la Missione Cassini opera presso il Dipartimento Interateneo di Fisica "Michelangelo Merlin" del Politecnico di Bari e dell'Università degli Studi di Bari.
Il Responsabile Scientifico, Francesco Posa, è professore ordinario di fisica sperimentale della Prima Facoltà d'Ingegneria del Politecnico di Bari.
Posa presentò una proposta di esperimento con il radar principale della Cassini: la Nasa approvò la proposta, dopo averne attentamente valutato la validità scientifica e la sua realizzabilità.
Il ricercatore barese è così entrato a far parte, come Principal Investigator, del Cassini Radar Science Team che, sotto il coordinamento del centro Nasa Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, che segue passo dopo la missione, ha preparato e pianificato tutte le operazioni e modalità di utilizzo di uno dei più importanti strumenti a bordo della sonda Cassini.
Tutto questo fornisce inoltre al gruppo di Bari la priorità sull'utilizzo dei dati acquisiti e sulla esposizione dei risultati ottenuti

Al professor Posa abbiamo quindi chiesto di spiegarci in cosa consiste il contributo dei centri di ricerca baresi alla missione Cassini.
«Il Gruppo di Bari - spiega Francesco Posa - è impegnato nell'analisi delle immagini radar che saranno acquisite dalla missione durante i suoi passaggi intorno a Titano, il più grande dei satelliti di Saturno, che sono iniziati due mesi fa e che si ripeteranno nell'arco di quattro anno. Si ricaveranno così informazioni fondamentali sulla natura della superficie di Titano che si suppone sia costituita da oceani di idrocarburi e terre emerse. Si verificherà così l'ipotesi che le condizioni ambientali del satellite corrispondono a quelle della Terra primordiale di quasi 4 miliardi di anni fa».
In preparazione all'evento, il team di Bari ha analizzato e tradotto in simulazioni al computer tutte le possibili tipologie della superficie del satellite, compreso il moto ondoso degli oceani e l'irraggiamento solare, per essere pronti ad interpretare le immagini radar che saranno trasmesse dalla sonda.
Da quanto tempo siete impegnati su Cassini? - chiediamo.
«Dal 1992 - dice Posa - anno in cui fu presentata la proposta scientifica; finalmente fra pochi mesi avremo la soddisfazione di veder coronato oltre un decennio di sforzi che sono stati possibili grazie al costante supporto dell'Agenzia Spaziale Italiana».

Il professor Posa: «La Puglia nel club mondiale della ricerca spaziale»
Bari e i centri di ricerca del capoluogo, ma più in generale quelli della regione, sono sempre più impegnati e riconosciuti a livello internazionale sia per esperimenti in voli umani nello spazio, sia in missioni scientifiche.
Quali sono, attualmente, le potenzialità scientifiche, in particolare per lo spazio?
«Il Politecnico e l'Università degli Studi di Bari - precisa Posa - hanno gruppi di ricerca molto attivi nel campo spaziale sia per la ricerca fondamentale che applicata. Nel campo della ricerca fondamentale ci si è guadagnata una solida reputazione sia nel campo dell'analisi dei dati ottenuti da satelliti scientifici che nella progettazione e realizzazione di strumenti e dispositivi da impiegare su satelliti».
E per gli aspetti applicativi? «Sono stati avviati un gran numero di progetti per lo studio ed il monitoraggio ambientale, che spaziano dallo studio di aree a rischio idrogeologico al monitoraggio di zone sia terrestri che marine contaminate.
I ricercatori baresi sono inoltre da tempo impegnati nel trasferimento tecnologico delle tecniche spaziali attraverso corsi di formazione a livello di master di telerilevamento, coordinato dal professor Luciano Guerriero (già presidente del Piano Spaziale Italiano ed egli stesso docente all'ateneo barese - ndr), e che vede anche il contributo dell'Asi e dell'industria spaziale italiana in termini di docenza altamente qualificata, di borse di studio e di stages presso i loro laboratori.
Le professionalità che così vengono costruite sono di primaria importanza per costituire o potenziare gli organici degli enti regionali preposti alla tutela ed alla corretta gestione del Territorio».
E i finanziamenti?
«A riconoscimento della rilevanza scientifica barese nel settore spaziale - conclude il professor Posa - il Dipartimento Interateneo di Fisica, per le attività spaziali, riceve consistenti finanziamenti dall'Unione Europea, dall'Esa e dall'Asi. Inoltre il mercato del lavoro offre ancora oggi buone prospettive per i nostri giovani laureati del settore spaziale».

Antonio Lo Campo

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione