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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 04:20

Gioia del Colle - Usura al 120 per cento

Era il tasso imposto da un titolare di autolavaggio e dal gestore di una società smaltimento rifiuti, arrestati dalla Guardia di finanza. Vittime, altri imprenditori
GIOIA DEL COLLE (Bari) - Tassi usurai annui sino al 120 per cento erano praticati da due piccoli imprenditori a numerosi loro colleghi in difficoltà finanziarie, secondo le indagini condotte dalla Guardia di finanza, che ha arrestato Domenico Milano, di 45 anni, titolare di un autolavaggio, e Francesco Paolo Pugliese, di 42 anni, gestore di una società per lo smaltimento di rifiuti. A quest'ultimo è stato concesso il beneficio degli arresti domiciliari.
Ai due è stata notificata un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Marcello Quercia. Oltre che di usura, Milano è accusato anche di estorsione. Un terzo imprenditore, loro amico, è indagato a piede libero con l'accusa di favoreggiamento. Sui conti bancari loro o di conoscenti, a quanto accertato dagli investigatori, negli ultimi dieci mesi si sono registrate operazioni per circa due milioni di euro. Di queste somme, 300 mila euro - è stato verificato - hanno sicuramente riguardato le pratiche usuraie.
Alle presunte responsabilità di Milano e Pugliese la Guardia di finanza è giunta dopo aver monitorato il loro regime di vita, e stabilito che non era giustificato dall'attività di lavoro svolta. Le indagini sono consistite in accertamenti bancari dai quali è anche emerso che in alcuni casi i pagamenti degli imprenditori usurati venivano fatti su conti di terze persone, con lo scopo di rendere complicato, ad eventuali investigatori, il lavoro di ricostruzione dei vari passaggi finanziari illeciti.
I militari hanno sequestrato numerosa documentazione ed auspicano la collaborazione delle vittime, nessuna delle quali - a quanto si è appreso - ha denunciato l'accaduto ma si è limitata solo a confermare i prestiti ricevuti e i pagamenti fatti. Gli imprenditori usurati, secondo i finanzieri, non potevano fare ricorso ai finanziamenti bancari o perché avevano esaurito il fido o perché protestati.
Accertamenti sono infine in corso per stabilire eventuali responsabilità di alcuni dipendenti di banca che non avrebbero segnalato le inconsuete movimentazioni di denaro sui conti correnti degli indagati e delle loro vittime.

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