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Sabato 21 Ottobre 2017 | 17:56

Non progettò di uccidere sacerdote

Medico a processo
tre anni di reclusione
per falso e tentata estorsione

Medico a processo  tre anni di reclusione per falso e tentata estorsione

BARI – Sarà processato dai giudici della prima sezione penale del tribunale di Bari per tentativo di estorsione, falso e tentato omicidio il dermatologo 50enne tarantino Roberto Giannico, ex dirigente medico della Colonia Hanseniana di Gioia del Colle (Bari). Il processo comincerà il prossimo 7 giugno con giudizio immediato, che permette di saltare l’udienza preliminare. 

Secondo le indagini coordinate dal pm di Bari Renato Nitti, Giannico, licenziato dall’ospedale Miulli, avrebbe meditato una vendetta: prima avrebbe tentato di estorcere denaro all’ente ecclesiastico che gestisce l’ospedale, poi avrebbe commissionato l'omicidio dell’ex datore di lavoro, il sacerdote 53enne don Mimmo Laddaga. La vicenda comincia nel luglio 2009. Secondo la direzione dell’ospedale Miulli, il dottor Giannico avrebbe falsificato e alterato i diari clinici di due pazienti in cura al lebbrosario di Gioia del Colle per nascondere un presunto caso di malasanità a lui attribuito: per questo era stato licenziato. 

Durante l’esperienza professionale al lebbrosario, Giannico era entrato in possesso di informazioni sulla gestione dell’ente: storie di presunta malasanità, di falsi ricoveri, di sperpero di denaro pubblico, di fondi donati al lebbrosario e messi invece a disposizione del Miulli. Storie sulle quali la Procura ha aperto un’inchiesta parallela, ancora in corso. Per non rivelare queste informazioni avrebbe chiesto all’ente circa un milione e mezzo di euro. Al rifiuto di don Laddaga, l'imputato avrebbe cominciato a pianificare la morte del suo ex datore di lavoro. 

Secondo i carabinieri, Giannico avrebbe prima contattato il clan camorristico salernitano Pecoraro, commissionando l’omicidio e incontrando il killer con il quale, però, l’accordo sarebbe saltato per questioni economiche, poi si sarebbe rivolto, sempre invano, alla mala tarantina; infine, avrebbe cominciato a meditare di compiere lui stesso il delitto. Per il gip che nel novembre scorso ordinò l’arresto di Giannico, il medico ha solo immaginato l’omicidio di don Laddaga, che ora vive sotto protezione, ma non lo ha messo in atto. Per questo motivo il giudice respinse la richiesta cautelare limitatamente al reato di tentativo di omicidio.

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Il medico tarantino Roberto Giannico non ha progettato l'omicidio di don Mimmo Laddaga, responsabile dell'ospedale “Miulli” di Acquaviva delle Fonti. Lo ha stabilito il Tribunale di Taranto che, però, ha condannato il professionista a tre anni di reclusione per tentata estorsione e falso. 

La vicenda risale al luglio 2009, quando il medico avrebbe falsificato e alterato i diari clinici di due pazienti in cura nel lebbrosario di Gioia del Colle per occultare un presunto caso di malasanità di cui sarebbe stato responsabile. Una falsificazione per la direzione della struttura sanitaria giusta causa per il licenziamento. A quel punto Giannico, secondo l’accusa, avrebbe utilizzato alcune informazioni di cui sosteneva di essere a conoscenza per ricattare l’ospedale. Storie di presunta malasanità, di falsi ricoveri, di sperpero di denaro pubblico che poi hanno anche portato all’apertura di una inchiesta parallela.

Per non rivelare quelle informazioni, Giannico avrebbe preteso dall’ente circa un milione e mezzo di euro e al rifiuto di don Laddaga, avrebbe poi cominciato a pianificarne la morte. Per i giudici tarantini l'accusa ha retto limitatamente alle ipotesi di tentata estorsione e falso. Riconosciute le attenuanti generiche. Caduta, invece, l'accusa di tentato omicidio. Il professionista non ha commissionato il delitto, ma sul punto i giudici ionici hanno ritenuto che il suo comportamento potesse essere qualificato come “istigazione” e pertanto punito con l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di un anno.

L'inchiesta, inizialmente coordinata dalla Procura di Bari, era poi passata alla Procura di Taranto che aveva chiesto una condanna a 9 anni e sei mesi. La sentenza non è definitiva. Giannico, assistito dall'avvocato Andrea Fusaro, ha impugnato il provvedimento in sede di appello: fra qualche settimana il nuovo verdetto.

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