Cerca

Giovedì 21 Settembre 2017 | 16:17

«Perdonaci Eleonora di non averti vista»

Così un bambino di sette anni che ha parlato al microfono durante i funerali della bimba morta di fame, a Bari, all'età di sedici mesi. Davanti a lui un migliaio di persone. C'era anche il ministro Prestigiacomo che ha bacchettato i servizi sociali sollevando un vespaio
BARI - Il volto di Eleonora è di quelli che non si dimenticano: gli occhi grandi e scuri, i capelli neri, le guance rosa. La fotografia posata sulla piccola bara bianca la ritrae sorridente, come se la piccola, all' età di sedici mesi, stesse giocando con quegli animaletti di peluche che non ha avuto in vita ma solo oggi, perchè alcune mamme li hanno adagiati accanto al feretro per i funerali: le esequie sono state celebrate nel pomeriggio nella chiesa della Natività del rione Enziteto, alla presenza di un migliaio di persone e, tra gli altri, del ministro per le Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo. «Oggi ci sentiamo tutti un po' sconfitti - ha detto il ministro - certamente qui c' è una responsabilità precisa degli enti locali».
Eleonora non c' è più perchè la mamma e il suo compagno, ora in carcere, l' hanno lasciata morire di fame e di sete perchè credevano che la piccola avesse il malocchio: per questo la maltrattavano e la costringevano a stare notte e giorno seduta in un passeggino rotto che le ha irrigidito le gambe e provocato profonde piaghe da decubito al fondo schiena e alle cosce. Nessuno si è accorto della sua sofferenza, molti hanno fatto finta di niente perchè vivere nel rione Enziteto è già una condanna: non ci sono negozi e mancano le caserme di vigili urbani e carabinieri. Manca cioè lo Stato. «Ma - ha avvertito durante l' omelia l' arcivescovo di Bari, mons.Francesco Cacucci - state attenti perchè è facile puntare il dito, è facile giudicare. Sono convinto che Gesù in questo momento direbbe: Chi è senza peccato scagli la prima pietra».
Il prelato non lo dice ma si riferisce alle durissime accuse che la polizia ha rivolto alla mamma della piccola e al suo convivente, all' indifferenza della gente del quartiere che non ha mai denunciato quanto accadeva nel garage in cui viveva quella famiglia, e alla latitanza dei servizi sociali sull' operato dei quali indaga ora la magistratura. «E' facile - dice Cacucci - che il clamore di questi giorni possa passare in fretta ma la sofferenza può essere motivo di crescita, di pace e di amore». Da qui l' invito dell' arcivescovo a fare in modo che «il sacrificio di Eleonora e di tutti i bambini del mondo che vengono sepolti senza la minima attenzione, ci richiami ad un' attenzione e ad una misericordia più grande».
Un invito che un bambino di sette anni raccoglie subito e che, durante i funerali, si avvicina al microfono e dice: «Eleonora, perdonaci per non averti visto, per non averti ascoltato, per non averti sfamato. Perdonaci per le torture inenarrabili che hai subito nel secolo del progressi». Torture, indifferenza e mancanza di cibo e acqua hanno infatti causato la morte di Eleonora che da due mesi non veniva adeguatamente alimentata se non con piccole razioni di acqua e zucchero. Da quando era nata, invece, la mamma e il convivente non la sopportavano e la scuotevano ogni qualvolta la sentivano piangere. La sua unica colpa era quella di essere la figlia di un cliente occasionale della mamma che l' aveva concepita quando, con il consenso dell' ex marito, si prostituiva in Emilia Romagna. Proprio l' ex marito, che ha riconosciuto la piccola, oggi era presente ai funerali. E' entrato in chiesa assieme al sindaco, Michele Emiliano, al quale forse non è riuscito neppure a spiegare i motivi di tanta miseria e indifferenza. Miseria che il ministro Prestigiacomo ha subito percepito. «Bisognerà capire - ha detto il ministro - perchè i servizi sociali, a livello locale, non sono intervenuti, perchè non hanno sfondato la porta della casa di Eleonora, perchè non hanno informato l' ufficio minori della Questura e il Tribunale per i minorenni. Morire di fame in Italia a sedici mesi è un fatto di inaudita gravità». Ma appena il ministro finisce di parlare con i giornalisti scoppia una piccola protesta. Rosa Matera del Progetto famiglia di Enziteto, si avvicina alla Prestigiacomo e dice ironicamente: «Ministro io le ho portato a Roma il Progetto famiglia di Enziteto, peccato che non ci siamo potuti incontrare». Poi interviene un uomo, padre di tre figli disoccupati, che urla al ministro: «Vergogna, come vede noi non tiriamo cavalletti contro i politici perchè abbiamo dignità. Però sappiate che è immorale occuparsi del decreto salvacalcio favorendo pochi miliardari mentre qui moriamo tutti di fame». Il ministro ascolta, tende la mano all' uomo, ripete: «Ha ragione, ha ragione».
Roberto Buonavoglia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione