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Venerdì 22 Settembre 2017 | 04:52

Puglia, il 20% delle famiglie è in povertà

Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, al Sud sono 1.548.000 le famiglie indigenti, il 65,6% contro il 24% del Nord e il 10,4% del Centro
BARI - In Puglia il 20% delle famiglie è in condizioni di povertà. Una situazione che accomuna tutto il Mezzogiorno d'Italia: secondo gli ultimi dati Istat disponibili al Sud sono 1.548.000 le famiglie indigenti, il 65,6% rispetto al dato nazionale. L'emergenza povertà ritorna drammaticamente d'attualità dopo la morte per denutrizione di una bimba di 16 mesi avvenuta a Bari.
La piccola, a quanto è emerso oggi dall'autopsia, non mangiava adeguatamente da circa due mesi ed era arrivata a pesare circa la metà di quanto avrebbe dovuto, appena cinque chili. In Italia nel 2003, secondo i dati Istat, erano 2 milioni 360 mila le famiglie che vivevano in condizioni di povertà, pari al 10,6% di quelle residenti nel paese, per un numero di italiani indigenti che si attesta in totale su 6 milioni 786 mila persone, vale a dire l'1,8% dell'intera popolazione.
Più a rischio continuano a essere le famiglie numerose, gli anziani, le persone escluse dal mercato del lavoro e con un basso livello di istruzione e i residenti nel Mezzogiorno.
E' al Sud, infatti, che si concentra il 65,6% delle famiglie povere, contro il 24% del Nord e il 10,4% del Centro, e la più elevata incidenza delle famiglie povere rispetto al totale di quelle residenti (21,3%, contro il 5,7% del Centro e 5,3% del Nord e il 10,6% della media nazionale). Se fanno eccezione la Sardegna e l'Abruzzo, che mostrano valori più contenuti (rispettivamente, 13,1% e 15,4%), il record delle famiglie povere spetta alla Sicilia, con il 25,5%, seguita da Basilicata (25,1%), Calabria (24%), Molise (23%), Campania (20,7%) e Puglia (20%).
Al Nord, dove la povertà interessa solo il 5,3% delle famiglie residenti, le punte più alte si toccano in Friuli Venezia Giulia (9,2%) e Trentino Alto Adige (8,7%, con un picco dell'11,1% a Bolzano). Valori più modesti si registrano, invece, in Valle d'Aosta (7,4%), Piemonte (6,9%), Liguria (6,2%), Lombardia (4,5%), Emilia Romagna (4,3%) e Veneto (4%). Al Centro, dove la media è del 5,7%, guida la classifica l'Umbria (8,4%), seguita da Lazio (6,4%), Marche (5,7%) e Toscana (4,1%).
Le famiglie numerose, con cinque o più componenti, presentano ovunque livelli di povertà elevati. Tra queste, infatti, oltre un quinto risulta povero e nel Mezzogiorno, in particolare, raggiungono quasi il 30%. Una percentuale che sale al 31,3% nel caso di nuclei con tre o più figli minori. Anche nel Nord le famiglie con tre o più figli mostrano una condizione di relativo svantaggio, con un'incidenza (11%) quasi tre volte superiore a quella delle famiglie con un solo minore (3,8%) e circa una volta e mezzo quella osservata quando i minori sono due (7,7%). Critica appare, poi, la condizione degli anziani. Tra le famiglie con almeno un componente di oltre 64 anni, l'incidenza della povertà è superiore alla media (13,9%) e raggiunge il 16,7% quando i componenti anziani sono due o più.
Livelli di povertà superiori alla media si riscontrano anche nelle famiglie con un solo genitore, mentre decisamente più contenuti sono i valori rilevati tra le giovani coppie (3,5%) e i single (3,9%). Ma la povertà non sembra aumentare tra le famiglie in cui la persona di riferimento è una donna rispetto a quelle con a capo un uomo, nonostante il 79% degli anziani poveri e soli sia una donna come pure l'85% dei genitori soli.
Se questa è la situazione in Italia, nel resto del mondo sono oltre un miliardo i bambini che mondo vivono in situazione di povertà, quasi la metà dei bambini del pianeta, secondo l'annuale rapporto dell'Unicef sulla condizione dell'infanzia nel mondo. Nei paesi in via di sviluppo un bambino su tre vive in case prive di servizi igienici e uno su cinque non ha acqua potabile. Sempre nei paesi in via di sviluppo un bambino su sette non ha accesso all'assistenza sanitaria e, nel mondo, ogni giorno 29.158 bambini al di sotto dei cinque anni muoiono a causa di malattie prevenibili. Nel solo 2003 sono morti 10,6 milioni di bambini.
Sette le principali privazioni che subiscono i bambini, non solo nei paesi in via di sviluppo. Secondo il rapporto, al quale hanno collaborato ricercatori della London School of Economics e dell'Università di Bristol, oltre la metà dei bambini dei paesi in via di sviluppo vede drasticamente negati uno o più beni e servizi essenziali per l'infanzia. Seicentoquaranta milioni di bambini non dispongono di alloggi adeguati; 500 milioni non hanno accesso ai servizi igienici di base; 400 milioni non hanno accesso a fonti d'acqua sicura; 300 milioni non dispongono di informazione (Tv, radio e stampa); 270 milioni non hanno servizi sanitari.

E ancora: 120 milioni di bambini (140 milioni secondo le stime dell'Università di Bristol) e la maggior parte sono bambine, non usufruiscono del diritto all'istruzione: 90 milioni soffrono di gravi carenze alimentari. E ancor più sconcertante, sottolinea l'Unicef, è la constatazione che almeno 700 milioni di bambini soffrono per due o più privazioni. Ma non solo. Sono quasi 30 mila ogni giorno i bambini che muoiono nel mondo a causa di malattie prevenibili. La Sierra Leone rimane il paese con il più alto tasso di mortalità infantile. In questo paese, infatti, il tasso di mortalità al di sotto dei 5 anni (i morti oni mille nati vivi) è pari a 284, segue il Niger con 262, l'Angola con 260, l'Afghanistan con 257. Dal 1990 le guerre hanno causato circa 3 milioni 600 mila morti, di questi quasi la metà sono bambini.

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