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Sabato 23 Settembre 2017 | 09:37

Maremoto - Pronta a partire la «San Giusto»

È un'unità anfibia della Marina militare di grandi dimensioni (carica fino a 8.000 tonnellate), con elevate capacità di trasporto ed elicotteri a bordo. L'invio in Asia è stato discusso a Palazzo Chigi. Si parla anche dell'Esercito
ROMA - Scendono in campo anche le forze armate italiane per aiutare le popolazioni del sud-est asiatico colpite dal maremoto. Dell'impegno di Esercito, Marina ed Aeronautica si è parlato ieri sera a Palazzo Chigi, nel vertice convocato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, tra tutte le componenti impegnati nelle attività di soccorso. Per la Difesa, era presente il generale Filiberto Cecchi, comandante del Coi (Comando operativo di vertice interforze).
Proprio il Coi ha iniziato un primo monitoraggio tra le tre forze armate per verificare le disponibilità di uomini e mezzi in relazione agli interventi da attuare nell'area. Nei prossimi giorni si avrà un quadro più preciso sulle azioni da avviare, in coordinamento con la Protezione civile e la Farnesina.
Per ora la Marina Militare ha dato la disponibilità ad inviare la nave "San Giusto", già utilizzata in altre operazioni di protezione civile come nel caso dell'eruzione di Stromboli, nel gennaio del 2003. La "San Giusto" è un'unità anfibia di grandi dimensioni (carica fino a 8.000 tonnellate), con elevate capacità di trasporto ed una serie di elicotteri a bordo. Potrebbe agire come una sorta di "quartiere generale" per le operazioni italiane nell'area. La nave può essere facilmente adattata per compiti di assistenza sanitaria (medico e logistico); trasporto di veicoli speciali; evacuazione della popolazione civile via mare e via elicotteri. Sulla nave della Marina ci sarà un'aliquota del Reggimento San Marco, una camera iperbarica in aiuto ai feriti, un'idrobarca con un team di idrografi per fare rilevamenti sull'orografia del territorio sconvolta dalla calamità. Attualmente la "San Giusto" è a Taranto. Impiegherà 15-20 giorni per raggiungere le acque di Phuket.
Accanto alla Marina si sta studiando la possibilità di un intervento dell'Esercito: in particolare gli assetti del Genio e delle Trasmissioni specializzati nelle operazioni di ricostruzione, che hanno già dato ottime prove in Afghanistan ed Iraq. Serviranno anche per controllare il trasferimento degli aiuti ed evitare episodi di sciacallaggio. Gli uomini dell'Esercito sono stati tra i primi ad intervenire anche nel caso di calamità che hanno colpito l'Italia, come ad esempio in occasione del terremoto in Molise. Nei giorni scorsi era stato allertato anche un team medico del policlinico militare del Celio per fornire assistenza ai feriti, ma in seguito è stato bloccato l'invio.
L'Aeronautica militare è già intervenuta con i suoi mezzi subito dopo lo tsunami. Già il 27 dicembre, all'indomani del disastro, due Boeing 707 della forza armata italiana sono decollati alla volta di Phuket per riportare in patria un centinaio di connazionali. Ed è stato un C-130 dell'Aeronautica a riportare in Italia le salme dei primi tre cittadini italiani identificati. Altri aerei militari hanno poi trasportato sul posto uomini e mezzi della Protezione civile e tonnellate di materiale.

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