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Domenica 24 Settembre 2017 | 08:48

Faida garganica: arrestato presunto boss

Francesco Romito, detto 'Ciccillo ù mattinatesè, di 62 anni, di Monte Sant'Angelo è accusato di aver capeggiato un'associazione mafiosa armata, finalizzata al controllo economico e militare del territorio garganico e dell'omicidio, compiuto il 16 febbraio '93, di due presunti camorristi
Faida garganica: arrestato presunto boss
FOGGIA - Uno dei presunti boss storici della spietata mafia del Gargano, Francesco Romito, detto 'Ciccillo ù mattinatesè, di 62 anni, di Monte Sant'Angelo (Foggia), è stato arrestato oggi dai carabinieri del reparto operativo di Foggia. L'uomo è accusato di aver capeggiato un'associazione mafiosa armata, finalizzata al controllo economico e militare del territorio garganico e dell'omicidio, compiuto il 16 febbraio '93, di due presunti camorristi: Raffaele Terracciano, di 39 anni, e Aniello Anastasio, di 35, di Pollena Trocchia, in provincia di Napoli.
I due pluripregiudicati - secondo i carabinieri - furono uccisi perchè avevano osato allontanarsi dal clan Orefice del napoletano, al quale erano affiliati. Qualche tempo dopo il delitto, proprio uno dei capi del clan Orefice, frattanto divenuto collaboratore di giustizia, permise ai militari di ricostruire le modalità del delitto riferendo - a quanto si è saputo - che Terracciano e Anastasio furono assassinati su sua richiesta da Francesco Romito e dai suoi due figli, Franco e Mario, di 38 e 37 anni, questi ultimi in carcere dal 25 settembre scorso. In sostanza - hanno ricostruito gli investigatori - il delitto fu un favore che i Romito resero al clan Orefice che segnalò che i due suoi affiliati si trovavano sul territorio foggiano.
Secondo l'accusa, furono proprio i due figli di Romito a sparare colpi di fucile a canne mozze contro i due 'scissionistì e a scaraventare i loro corpi in una grotta naturale in località 'Bosco Quarto', alla periferia di San Marco in Lamis (Foggia). Proprio nella grotta, alla profondità di circa 80 metri, il 15 novembre del '93, i due cadaveri furono trovati, completamente nudi, da alcuni speleologi.

Quello di Romito è l'ultimo di una serie di arresti che dal giugno scorso ha permesso ai carabinieri del Ros di Bari e del comando provinciale di Foggia di catturare, in diverse operazioni, oltre un centinaio di persone, molte delle quali coinvolte - secondo la Dda di Bari - nella sanguinosa e spietata faida del Gargano, che in 30 anni ha prodotto oltre una quarantina di omicidi e una cinquantina di ferimenti. Tra le accuse rivolte agli arrestati ci sono l'associazione mafiosa e i traffici di armi e droga, oltre a numerose estorsioni compiute ai danni di imprenditori.
Romito - ha spiegato il comandante del reparto operativo di Foggia ten.col. Claudio Pelella - è stato arrestato dopo che il 20 dicembre scorso la Cassazione ha confermato, rendendola esecutiva, l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Bari che aveva ordinato l'arresto dell'indagato accogliendo il ricorso della Dda di Bari contro il provvedimento del gip dello stesso Tribunale che, nel giugno 2004, aveva respinto la richiesta cautelare avanzata dal pm Domenico Seccia nei confronti di Romito. In quell'occasione il gip emise 123 provvedimenti cautelari nei confronti di presunti affiliati ai clan mafiosi Romito-Li Bergolis e Ciavarella-Tarantino. Con gli arresti, i magistrati baresi ritennero di aver restituito la legalità ai Comuni garganici di Cagnano Varano, Manfredonia, Sannicandro Garganico, Monte Sant'Angelo, San Marco in Lamis e di San Giovanni Rotondo, dove fino al giugno scorso la mafia aveva dettato legge.
Romito è stato arrestato mentre si trovava nel suo appartamento a Manfredonia. Colto da malore è stato trasportato presso l'ospedale di Manfredonia dov'è tuttora ricoverato e in attesa del trasferimento in una struttura carceraria dotata di un reparto infermieristico in grado di assisterlo.

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