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Venerdì 22 Settembre 2017 | 13:45

Manfredonia - Un parente confessa: ho ucciso Giusy

Giovanni Potenza ha reso piena confessione. Sposato e con due bambini, l'uomo è un cugino del padre della sua vittima. Il movente sarebbe passionale. La 15enne (ammazzata a Manfredonia il 12 novembre scorso) sarebbe stata la sua amante e - secondo quanto l'uomo avrebbe affermato - quando lui le ha detto che voleva lasciarla lei avrebbe minacciato di dire tutto a sua moglie. Il pm: sconfinato silenzio tra genitori e figli
Manfredonia - L MANFREDONIA - «Sì, è vero, l'ho uccisa io. Da due mesi io e Giusy avevamo una storia. Ci incontravamo, facevano l'amore nella mia auto. La sera del delitto ci siamo incontrati e abbiamo litigato. Le ho detto che volevo troncare il rapporto, lei invece era insistente, era perdutamente innamorata di me, sognava di sposarmi, ma io ho moglie e due figli. Alla fine, accecato dall'ira, l'ho colpita al volto con un grosso sasso e sono fuggito. Poi, ho cercato di dimenticare questa orrenda storia».
Confessa ma non sembra pentito per quello che ha fatto Giovanni Potenza, Manfredonia - L il pescatore ventisettenne fermato dalla polizia per l'omicidio volontario di Giusy Potenza, la quindicenne uccisa la sera del 12 novembre scorso sulla scogliera che si sviluppa accanto al muro di cinta dell' ex stabilimento Enichem di Manfredonia. L'uomo non solo era l'amante della ragazzina ma è anche il cugino di primo grado del papà della vittima, Carlo Potenza. I loro genitori, Lorenzo e Matteo, sono infatti fratelli.
Mentre ricostruisce il film del delitto, il giovane pescatore parla in modo monotono, sembra non avere alcun rancore, nè appare pentito. Descrive i fatti come se non fosse lui il protagonista di quell'orrendo omicidio. Ma mentre parla, dà alla polizia la sensazione di volersi liberarsi da un peso, da un macigno che lo opprime da troppo tempo.
«Il 12 novembre scorso - racconta il presunto assassino - io e Giusy ci siamo incontrati verso le 18, vicino al negozio Bernini, dove lei doveva comprare due cd per la mamma. E' salita sulla mia Ford Focus grigia e siamo andati vicino all'ex stabilimento Enichem, alla periferia della città. Qui, come accadeva da circa due mesi, abbiamo fatto l'amore in auto». Poi, i due amanti hanno discusso del loro rapporto sentimentale. «Le ho detto - confessa Giovanni - che la nostra storia stava diventando pericolosa, andava avanti da due mesi e c'era il rischio che mia moglie e le nostre famiglie scoprissero qualcosa. Le ho quindi chiesto di non vederci più».
Manfredonia - Giusy, la ragazza trovata morta La reazione della quindicenne - ricostruisce la polizia - è stata violenta. «Giusy era molto innamorata di me - sottolinea a verbale il presunto assassino - era insistente: voleva che ci sposassimo, voleva che lasciassi mia moglie per stare con lei, ma io non potevo farlo». Così la ragazzina esce dalla vettura e si avvia verso la scogliera. All'improvviso - secondo il racconto del ventisettenne - precipita nel vuoto facendo un volo di sei-sette metri. «Era buio - dice - quando ho visto che Giusy scompariva, ho capito che era rotolata giù dalla scogliera: sono uscito dall'auto e l'ho soccorsa». Il pescatore racconta quindi di essere sceso dalla scogliera, di aver recuperato il corpo della ragazza (era ferita, mi chiedeva aiuto) e di averlo portato sugli scogli, nel posto in cui il giorno dopo è stato trovato il cadavere.
«Quando ho adagiato il corpo sul terreno - dice agli investigatori e al magistrato - mi è tornata in mente la scena della feroce litigata, della sua minaccia di dire tutto a mia moglie. Non ho capito più nulla: ho afferrato il grosso masso che si trovava lì vicino e l'ho colpita al capo alcune volte».
Sconvolto dal delitto, il giovane torna a casa e continua a far finta di nulla. Due giorni dopo l' omicidio, la sera del 14 novembre, si imbarca sul peschereccio sul quale lavorava fino a questa notte, quando la polizia lo ha raggiunto nel porto di Termoli (Campobasso) per fermarlo.
Infatti, il ventisettenne non è andato ai funerali della sua giovane amante, nè ha mai fatto le condoglianze a suo cugino, il papà della vittima. «Ha agito da solo e non ci sono, al momento, elementi per sostenere altre ipotesi», spiega il pm inquirente Vincenzo Maria Bafundi, che annota: «La ricostruzione della confessione è risultata coerente, anche se ci sono elementi che non convincono e che devono essere approfonditi». Uno di questi riguarda il ruolo di persone che avrebbero favorito in qualche modo il presunto assassino e che sono per questo indagate per favoreggiamento. Poi c'è l'aspetto che riguarda le scarpe e il telefonino della ragazza, che non sono mai stati trovati, e che secondo l'assassino sono finiti in mare.
E' invece «scientificamente certo - spiega la polizia - che sia stato lui ad aver avuto con la ragazza un rapporto sessuale prima del delitto: lo provano le tracce di liquido seminale trovate sul cadavere della ragazzina» e confrontate, pare, con un campione di saliva dell' uomo. La confessione ha chiuso poi il cerchio e ha permesso al pm di firmare il decreto di fermo per omicidio volontario. Come si è giunti all' uomo, però la polizia non lo dice.
«Non poteva passare inosservata - annota un investigatore - la frase che Giusy, prima di salire sull'auto del suo amante, aveva detto ad un suo amico: «Devo andare, mi aspetta mio zio paterno», oppure «devo andare mi aspetta il cugino di mio padre». Parole quelle relative al grado di parentela, che erano state pubblicate dai giornali già il giorno dopo il delitto.
Roberto Buonavoglia

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