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Martedì 26 Settembre 2017 | 11:01

Petruzzelli - Pinto depone al processo bis

L'ex gestore del teatro smentisce l'accusa, secondo la quale avrebbe incendiato la struttura perchè soffocato dagli usurai. In quel periodo aveva pronta disponibilità da conti esteri
BARI - L'ex gestore del Petruzzelli, Ferdinando Pinto, tra luglio '90 e dicembre '92, aveva la pronta disponibilità di una somma compresa tra 1,6-1,7 miliardi di lire provenienti da conti esteri, non è quindi vero quello che sostengono l'accusa e, in sentenza, i giudici di primo e secondo grado: che Pinto avesse problemi con le banche, che fosse soffocato dalla scarsa liquidità delle sue imprese e dagli usurai e che, per questo, decise di incendiare il Petruzzelli.
E' quanto ha ribadito oggi proprio Pinto nel corso della sua lunga deposizione al processo bis per il rogo del teatro Petruzzelli i cui interni furono distrutti dall'incendio doloso divampato all'alba del 27 ottobre '91. Pinto ha però affermato di non produrre alcun resoconto finanziario relativo alle somme che aveva a disposizione perchè il danaro lo ricevette, in contanti, dall'impresario Mario Dradi, di Vigasio (Verona), che operò tramite un'apposita società off-shore - la "Queen holding limited" - con sede nell'isola di Jersey nel Canale della Manica. Tuttavia - ha detto - «con parte di quel danaro ho acquistato una casa a Roma, intestata ad una società, che poi ho venduto».
Il processo bis è stato disposto dinanzi alla Corte d'appello di Bari dopo che la Cassazione, il 28 maggio 2002, ha annullato con rinvio la prima sentenza d'appello emessa dalla Corte d'appello di Bari il 6 aprile 2001 con la quale fu condannato (a cinque anni e otto mesi di reclusione) per il rogo doloso anche l'ex gestore del teatro. Punto, rispondendo alle domande di accusa e parti civili, ha detto di aver ricevuto il danaro da Dradi; le somme - ha spiegato - erano relative ai proventi dell' organizzazione del concerto dei tre tenori (Placido Domingo, Josè Carreras e Luciano Pavarotti) alle Terme di Caracalla in occasione dei mondiali di calcio del '90.
«Con Dradi - ha detto Pinto - costituimmo la società off-shore tramite la quale Dradi provvide a gestire i flussi di denaro all'organizzazione dell'evento e a pagare gli artisti. Successivamente, tra il '90 e il '92, mi consegnò 1,6-1,7 miliardi di lire.
Il danaro consegnato a Pinto, secondo quanto ha spiegato lo stesso Dradi nel corso del processo, faceva riferimento al fatto che Pinto partecipò ufficiosamente all' organizzazione del concerto perchè, all'epoca dei fatti era commissario straordinario dell' Opera di Roma e come tale non poteva assumersi alcuna responsabilità. Sul conto della società off-shore, sempre secondo Dradi, furono versate le somme previste per la realizzazione del concerto (quattro miliardi e 100 milioni di lire) e quelle con le quali furono retribuiti i tre tenori e il direttore d' orchestra Zubin Mehta (un miliardo e mezzo di lire complessivi, dei quali 650 milioni andarono a Pavarotti).
Probabilmente nella prossima udienza, proprio per verificare le dichiarazioni di Pinto e Dradi, i giudici scioglieranno la riserva che riguarda anche la richiesta di una delle parti civili che vuol far deporre a dibattimento Pavarotti e l'attrice Simona Marchini che - secondo Pinto e Dradi - sarebbe a conoscenza dell'esistenza della società off-shore. Pavarotti e Marchini dovrebbero riferire su eventuali rapporti economici intercorsi tra loro e l'ex gestore (tramite la società off-shore a questi riconducile) risalenti all'inizio degli anni '90.

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