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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 18:37

«Sud e Islam - una storia reciproca»

Il testo di Vito Bianchi è stato illustrato durante l'ultimo appuntamento della rassegna «Percorsi identitari: la Puglia che scrive, che edita, che parla di sé», ospitata nella Teca del Mediterraneo, a Bari
Stamani ultimo appuntamento della rassegna «Percorsi identitari: la Puglia che scrive, che edita, che parla di sé», ospitata nella Teca del Mediterraneo, a Bari. Promossa dalla stessa biblioteca multimediale e Centro di documentazione del consiglio regionale della Puglia, in collaborazione con l'associazione «Amici della Teca», si è articolata in sette incontri gratuiti, dove sono stati illustrati i libri di autori pugliesi, pubblicati da editori pugliesi o che trattano argomenti pugliesi. L'obiettivo, pienamente centrato, è stato quello di ritrovare la propria identità culturale e territoriale, attraverso la memoria del passato.
L'ultimo incontro ha presentato il testo di Vito Bianchi, intitolato «Sud e Islam - una storia reciproca». Il libro, presentato da Raffaele Licinio (ordinario di Storia medievale all'Università di Bari) contiene diversi stralci della storia del Mezzogiorno intrecciata a quella dell'Islam.
In nome di Allah, sotto falsi pretesti religiosi, popoli come gli arabi, i berberi, gli andalusi e i turchi hanno per anni invaso le nostre terre spinti, in realtà, da interessi economici legati al commercio e finalità politiche. A partire dal 1600, infatti, dal mar Mediterraneo arriva sulle nostre sponde quello che viene definito un medioevo «altro» perché portava una lingua e una religione diverse e sconosciute. Queste fatalmente si scontrarono con l'universo occidentale e bizantino, che fondava tutte le sue basi sulle memorie della romanità.
È una storia che oggi, in altri termini, si sta riproponendo e che nel passato è già stata vissuta in prima persona da tutte le popolazioni meridionali, Puglia in primis. E allora come oggi, la nostra lingua di terra, circondata dal mare, è stata filtro di vecchie migrazioni e dominazioni con una diversa fede. Qualcosa di nuovo che venne proposto e trasmesso nelle costruzioni architettoniche, artistiche, così come nei termini popolari o nei modi di agire, fino ad arrivare ai nostri giorni, quale testimonianza di un intreccio di culture e fedi differenti.
Oltre alla Puglia, anche le altre regioni del Sud vennero investite dall'onda islamica: Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata, Campania e Lazio vennero lambite da un vento nuovo che ravvivò e arricchì le loro culture, grazie al relazionarsi fra due società e modi di pensare distanti e sconosciuti. Un incontro che, oggi come ieri, è avvenuto non senza attriti né conflitti ma che alla fine ha regalato più conoscenza e comprensione per tutti, grazie alla reciprocità.
«Il prossimo appuntamento - dice Annalisa Lo Martire, presidente dell'associazione «Amici di teca del Mediterraneo» - è a febbraio quando ci sarà una tavola rotonda dove siederanno tutti i protagonisti che hanno partecipato a questo percorso mirato alla ricerca dell'identità pugliese». Interverranno, infatti, autori, editori, testimonial e docenti dando vita ad un vivace dibattito sul tema dell'iniziativa, ovvero «La Puglia che scrive, che edita, che parla di sé» il progetto pilota che ha portato alla ribalta la storia delle nostre radici, per ravvivare la memoria del passato e ritrovare la propria identità culturale.
Stefania Lisena

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