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Lunedì 25 Settembre 2017 | 08:21

Lecce - Arrestati imprenditori evasori

Evadevano imposte su birra comunitaria e per non pagare l'accisa, utilizzavano sigilli, bolli, marchi di verificazione, impronte e contrassegni contraffatti e alterati
LECCE - I militari della compagnia di Gallipoli della guardia di finanza hanno scoperto che un gruppo composto da imprenditori italiani e cittadini albanesi evadeva imposte su birra comunitaria e, per sottrarla al pagamento dell'accisa, utilizzava sigilli, bolli, marchi di verificazione, impronte e contrassegni dell'amministrazione finanziaria contraffatti e alterati. Per questo all'alba sono state eseguite sette ordinanze di custodia cautelare nei confronti di persone che vivono a Lecce, Brindisi e a San Donà di Piave (Venezia). Un albanese è ricercato.
Le persone arrestate nel Salento sono amministratori di società di import-export e di autotrasporti. La birra, prodotta in Italia o in Olanda, sarebbe dovuta essere venduta all'estero, ma veniva venduta in Italia, evadendo le imposte.
Il reato contestato nei provvedimenti restrittivi è associazione per delinquere finalizzata alla distrazione di prodotti sottoposti all'accisa e all'uso di timbri e sigilli di Stato falsi.
Nel corso dell'operazione di servizio, a quanto è stato reso noto, sono state sequestrate 130.000 lattine di birra, è stata accertata un'evasione fiscale per 3.000.000 di euro di imposte e 9 milioni di litri di birra consumati con frode.
I provvedimenti restrittivi sono stati disposti dal gip presso il Tribunale di Lecce Enzo Taurino, che ha accolto le richieste dei pubblici ministeri salentini Patrizia Ciccarese e Maria Consolata Moschettini. I destinatari sono due amministratori di una società di import-export di Parabita (Lecce), due titolari di società di autotrasporti di Brindisi e di Santa Cesarea Terme (Lecce), uno spedizioniere doganale di Brindisi e tre cittadini albanesi, due dei quali conviventi a San Donà di Piave.
Le indagini condotte dai finanzieri di Gallipoli e da funzionari dell'agenzia delle dogane, attraverso laboriosi, prolungati e complessi accertamenti, hanno permesso di scoprire che l'organizzazione vendeva in Italia la birra comunitaria destinata invece alla vendita all'estero: per evitare l'accertamento e il pagamento dell'accisa, venivano utilizzati sigilli, bolli, marchi di verificazione, impronte e contrassegni contraffatti e alterati.

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