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Martedì 26 Settembre 2017 | 04:09

Laurea honoris causa a De Rita, Formigoni e Levi

Il segretario generale della Fondazione Censis, Giuseppe De Rita, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e il giornalista Arrigo Levi hanno ricevuto la laurea in scienze e tecnologie della comunicazione alla libera Università di lingue e comunicazione Iulm
MILANO - Il segretario generale della Fondazione Censis, Giuseppe De Rita, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e il giornalista Arrigo Levi hanno ricevuto la laurea honoris causa in scienze e tecnologie della comunicazione alla libera Università di lingue e comunicazione Iulm. La laurea è stata consegnata dal magnifico rettore Giovanni Pugliesi.
Nel suo intervento il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha approfondito il tema della comunicazione politica. «La stagione del cosiddetto politichese che tutti noi ricordiamo - ha spiegato - ha dato ai cittadini una immagine nebbiosa e oscura della politica, rendendola un oggetto lontano e incomprensibile. Oggi, forse, la politica e le istituzioni sembrano capire che l'arte della comunicazione non si aggiunge al piano delle azioni politiche, ma le innerva, le rende più efficaci, le definisce nella loro concreta capacità di essere ricevute dalle persone. La comunicazione diventa dunque fattore sostanziale del lavoro delle istituzioni». Formigoni quindi ha sottolineato l'importanza di una corretta e puntuale informazione del lavoro svolto dalle istituzioni: «Esiste oggi una quota consistente di popolazione che non viene raggiunta dai messaggi informativi dei mass media o che, se li riceve, non li considera notizie, bensì intrattenimento, spettacolo o anche pura e semplice fantasia. In questo gli enti locali, e le regioni in particolari, devono impegnarsi a fondo per limitare i danni di un certo modo di spettacolarizzare la politica che anche in Italia si sta gradualmente imponendo».
Arrigo Levi dopo aver ricordato che nel maggio scorso è ricorso l'anniversario dei 60 anni del suo primo articolo siglato su un giornale stampato a Buenos Aires, nel suo intervento ha ricordato come un giornalista deve porsi davanti a un evento che deve raccontare. Parlando dell'obbiettività giornalistica Levi ha spiegato che non c'è nulla di male se il giornalista è spinto dalla passione e se raccontando i fatti «li giudica con il metro delle sue ambizioni, dei suoi sogni, dei suoi interessi profondi di uomo del suo tempo».
«Attenzione però - ha ammonito Levi - l'ispirazione, i sogni, la passione se deve guidare la ricerca, se deve aiutare a capire ciò che si vede, non deve distorcere il giudizio, il resoconto, la rappresentazione dell'evento. I fatti sono fatti, se non sono quello che tu vorresti che fossero, peggio per te, i fatti hanno sempre ragione. Il giornalista non deve piegarli a quello che vorrebbe che fossero».
Giuseppe De Rita ha invece affrontato il tema dell'informazione dal punto di vista del ricercatore, quindi della difficoltà di trasformare una ricerca in una notizia che finisca sui giornali. «L'evento - ha spiegato De Rita - ha subito un riscontro sugli organi di informazione ma in pochi giorni spesso decade. Più difficile far diventare un titolo lo studio di un processo». A questo proposito De Rita ha ricordato che alla fine degli anni '70 ci vollero anni perchè i giornali facessero diventare una notizia lo studio sul ruolo dell'economia sommersa in Italia. «Anche per la nostra ultima ricerca sull'impoverimento o meno degli italiani - ha concluso De Rita - ci vorranno anni. Per ora sui giornali ci sono stati solo commenti sul ruolo del nostro istituto in merito a questa ricerca».

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