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Martedì 23 Gennaio 2018 | 11:15

«Torre Quetta più pericolosa per il ferro»

Uno studio del Politecnico di Bari che si avvale di indagini fatte dall'89 al 2001, commissionato dall'ex sindaco. I risultati pronti dopo un anno dall'inaugurazione della spiaggia
BARI - «Credo che Torre Quetta sia più pericolosa per il ferro che spunta all'improvviso piuttosto che per l'amianto». Lo ha affermato il prof. Leonardo Damiani, docente di Costruzioni marittime e responsabile delle indagini in situ dello studio di riqualificazione ambientale del tratto di costa tra Canale Valenzano e cala San Giorgio, commissionato dall'amministrazione comunale al Politecnico di Bari, e presentato oggi nella sala Giunta del Comune di Bari.
Lo studio, che si avvale di indagini fatte dall'89 al 2001, era stato commissionato dall'ex sindaco Di Cagno Abbrescia quando si preparava alla sistemazione della spiaggia di Torre Quetta. Venti, fondali e potenziale trasporto litoraneo sono i tre aspetti dell'indagine.
I risultati erano pronti a maggio del 2003, un anno dopo l'inaugurazione della spiaggia (30 giugno 2002). Si sconsigliava: la costruzione di spiagge attrezzate. Si consigliava: opere di protezione dietro verifica (barriere sommerse), allargamento della sezione di spiaggia in ciotoli, pista ciclo-pedonale, bonifica della fascia costiera, pontili per passeggiare, la sistemazione dell'adduttore di Bari Orientale (sostituzione del diffusore e allungamento della condotta).

«Non so - ha detto Damiani - se c'è amianto sott'acqua. Davanti a Torre Quetta c'è roccia e, a tratti sporadici, sabbia. Al limite, sotto la sabbia o la ghiaia potrebbe esserci qualche residuo di amianto. Ma concentrerei gli studi ulteriori - ha suggerito - sul suolo e non sul mare. Escludo anche che la spiaggia sia un giacimento di amianto: è rocciosa. Credo che Torre Quetta sia più pericolosa per il ferro che spunta all'improvviso piuttosto che per l'amianto». Comunque questo aspetto sarà ulteriormente valutato.
Per l'assessore all'Ambiente, Maria Maugeri, «lo studio di base per la caratterizzazione del tratto costiero a supporto della riqualificazione ambientale», chiesta dall'attuale amministrazione all'ing. Tedesi «è un'esperienza-modello che impone uno studio capillare per i 40 km di costa». Nel tratto è compresa Torre Quetta, sito di ritrovamenti d'amianto, di materiale ferroso, cemento, e rifiuti vari.
«Serve - conclude Damiani - un Piano di utilizzazione delle coste per capire dov'è possibile operare. Nell'area studiata c'è una fascia costiera ampia meno di 5 metri: come si può dare in concessione?».

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