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Martedì 19 Settembre 2017 | 19:20

Anche a Bari sabato firme contro le pellicce

In via Sparano la raccolta delle adesioni alla campagna promossa dalla "Lav" (la Lega anti vivisezione) che negli ultimi mesi ha ricevuto centomila "sì". L'associazione propone l'uso di pelli sintetiche
Giornata anti-pellicce organizzata dalla Lav (Lega antivivisezione) in più di 20 città d'Italia (tra le quali: Milano, Lecco, Pordenone, Venezia, Padova, Verona, Vicenza, Rovigo, Treviso, Verbania, Sanremo, Savona, Bologna, Ferrara, Forlì, Piacenza, Perugia, Bari, Catanzaro, Cosenza, Siracusa, Trapani).
Sabato 11 dicembre a Bari in via Sparano angolo Via Dante dalle 10 alle 20 la Lav sarà presente con un tavolo, per continuare la raccolta di firme rivolta al Governo italiano per chiedere di bandire ogni forma di commercio di pellicce, pelli e derivati di foca. Contro la caccia alle foche negli ultimi mesi la Lav ha già ottenuto 100.000 adesioni e l'approvazione, da parte della Commissione affari esteri della Camera dei Deputati, di una Risoluzione che impegna il nostro Governo «a promuovere in tutte le sedi internazionali, e comunitarie iniziative normative dirette a vietare, come in USA e Belgio, l'utilizzo di foche o parti di foca per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria, oggetti, detenzione o commercializzazione, introduzione nel territorio nazionale».

In occasione del prossimo Natale, la Lav chiede ai cittadini un gesto di solidarietà, di amore e di rispetto nei confronti degli animali: «rinunciate alla pelliccia, inclusi i capi di abbigliamento e gli accessori rifiniti in pelliccia, per salvare 30 milioni di animali (visoni, ermellini, volpi, foche, zibellini, scoiattoli, lontre, castori, conigli, ecc.) uccisi ogni anno negli allevamenti intensivi, catturati allo stato selvatico con le trappole o massacrati in vere e proprie battute di caccia, solamente per appagare la nostra vanità».

Le pellicce sono sempre meno utilizzate per confezionare il classico cappotto in pelo di animale, ma sempre più spesso sono scomposte per rifinire colli, polsi o cappucci, tinte o rasate per farle sembrare finte o quasi un tessuto, lavorate a maglia come la lana. Quello che molti cittadini probabilmente ignorano è che non si tratta di pellicce di scarto ma di animali appositamente uccisi!

È evidente, quindi, che oltre ad essere crudele, è inutile uccidere un animale per prelevarne la pelliccia e scomporla in piccoli inserti da inserire in tanti capi di abbigliamento e accessori o trasformarla perché sembri un tessuto. La Lav rivolge un appello anche agli stilisti: «usate materiali alternativi, nuovi e davvero originali, e risparmiate la vita a 30 milioni di animali. I consumatori sono sempre più attenti, nei loro acquisti di beni di largo consumo, al rispetto degli animali».

I metodi di uccisione degli animali ricercati per la loro pelliccia sono davvero crudeli: dalla camera a gas alla rottura delle ossa cervicali, dalla corrente elettrica ai colpi sul muso e sulla nuca. Ma anche la loro breve vita negli allevamenti intensivi è fatta soltanto di sofferenza e privazioni: sono richiusi, singolarmente, in gabbie piccolissime con il fondo in rete metallica che lacera loro le zampe, e in inverno, per far sì che il loro pelo diventi più folto, sono tenuti sempre al gelo; allo stesso modo, non disponendo di una copertura, d'estate sono costretti a rimanere sotto il sole, spesso con una conseguente morte per disidratazione. Inoltre, a causa dello stress dovuto all'isolamento forzato in spazi ridottissimi, sono frequenti i fenomeni di aggressività verso i propri simili e di automutilazioni degli arti.

La Lav a Bari è in via Francesco Muciaccia 15, (aperta il lunedì dalle 17 alle 22 e il venerdì dalle 18 alle 21), tel. 3480618270,
e-mail lavbari@yahoo.it, sito internet www.lavbari.it

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