Cerca

Giovedì 21 Settembre 2017 | 05:27

Taranto, nucleare per la Libia: sei arresti

Dai container sequestrati lo scorso anno le prove di una rete clandestina dal Pakistan. La nave fu dirottata nel capoluogo ionico: è misteriosamente affondata
Muhammar GheddafiPoco meno di un anno fa il presidente Usa George Bush rivelò al mondo che il leader libico Gheddafi aveva rinunciato al suo progetto di armamento nucleare della Libia grazie ad un'operazione di intelligence che portò a dirottare nel porto di Taranto un carico di cinque container, carichi di «centrifughe» industriali. Quelle macchine avrebbero dovuto creare il combustibile nucleare per i missili «Scud» del Colonnello.
Gli agenti dei servizi segreti americani (Cia) ed inglesi (MI6, quello dello 007 di Ian Fleming) alla fine del 2004 ritengono di aver smantellato - con blitz delle Polizie in Malesia, Sudafrica e Svizzera eseguiti su loro «input» - la rete clandestina che avrebbe dovuto dotare Tripoli della «superbomba». Il bilancio finale - ad oggi - è di sei arresti, se si può considerare «arresto» il confino politico ai domiciliari del «padre» dell'intero programma nucleare del Pakistan - Abdul Qadeer Khan, 70 anni - il quale ha ammesso ufficialmente in televisione di aver venduto sottobanco tecnologia per arsenali atomici all'estero e che ha ricevuto in forma altrettanto «ufficiale» il perdono di Stato del premier Musharraf. A tutt'oggi Khan vive sotto scorta armata ed è stato inavvicinabile dagli agenti sia dell'intelligence anglo-americana sia dell'Iaea, l'agenzia delle Nazioni Unite per il controllo dell'energia atomica.
Dai documenti di spedizione rintracciati nel porto di Taranto nell'ottobre 2003, gli agenti di Cia ed MI6 sono risaliti ad un uomo d'affari dello Sri Lanka, che viveva a Dubai (Emirati Arabi) dove girava in una Rolls Royce: Buhary Syed abu Tahir, 40 anni. Venne arrestato nel novembre 2003 dalla polizia malese perché riconosciuto come il mandante che organizzò la spedizione dei macchinari a Gheddafi su un cargo, la «Bbc China», seguita da un satellite-spia al suo ingresso nel Mediterraneo dalla Cia e poi dirottata a Taranto.
Le successive indagini sui traffici di Tahir hanno portato gli agenti segreti di Londra e Washington nella capitale del Pakistan. Qui da 25 anni lavorava al programma delle armi nucleari del Paese - feroce oppositore della vicina India in un braccio di ferro atomico che è tuttora in corso - il dottor Khan. Nato in India, a Bhopal, Khan negli Anni Settanta ha studiato metallurgia e tecniche industriali in Germania ed in Olanda. Il presidente Bhutto nel '76 lo mise a capo del'intero progetto di armamento atomico pakistano. La superbomba pakistana debuttò nell'84. Costretto ora ai «domiciliari» in completo isolamento, Khan avrebbe già subìto una serie di attacchi cardiaci senza essere ricoverato in alcuna struttura sanitaria.
Sono durate fino a settembre le analisi successive degli investigatori occidentali, mese in cui alle porte di Johannesburg - in Sudafrica - la polizia locale ha messo a segno un blitz nella «Tradefin», un'industria che stava confezionando il resto delle macchine centrifughe che insieme con quelle stoccate a Taranto avrebbero dovuto produrre testate atomiche per la Libia.
Il padrone della «Tradefin» - Johan A.M. Meyer, 53 anni - fu arrestato, interrogato ed ora sembra scomparso nel nulla. Si pensa che sia sottoposto ad una sorta di «programma protezione» per testimoni. Nello stesso blitz sono finiti in manette due suoi collaboratori, Gerhard Wisser, 65 anni, e Daniel Geiges, 66 anni. Tutti e tre sono tecnici tedeschi emigrati in Sud Africa. Gli 007 avrebbero trovato le prove dei pagamenti fatti dal ricco Tahir al terzetto, «ingaggiato» con una cena offerta a Dubai.
Infine, pochi giorni fa la polizia svizzera ha arrestato a Zurigo Gotthard Lerch, 61 anni, un tecnico il cui studio è stato perquisito a fondo dagli investigatori. L'intera operazione è stata svolta a livello mondiale senza troppa pubblicità, ma i vari passaggi sono ricostruibili leggendo vari «flash» diffusi da testate giornalistiche estere (il "Los Angeles Times", la "DPA - Deutsche press agentur", la televisione "Al Jazeera", la "Bbc News") nel corso dell'anno.
Il progetto clandestino dal Pakistan in favore per la Libia aveva anche un nome in codice, «Project Machine Shop 1001». Pochi giorni fa il segretario di Stato Usa ha indicato nel dottor Khan anche il «cervello» del presunto armamento nucleare dell'Iran. Ma questa potrà essere un'altra storia.
Armando Fizzarotti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione