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Martedì 26 Settembre 2017 | 12:48

Ancora sotto sequestro le cave nel Parco dell'alta Murgia

Dal '97 i sostituti procuratori, Francesco Bretone, prima, ed Antonio Savasta, poi, hanno avviato inchieste per far luce su quello che sarebbe stato un vero e proprio scempio in violazione di diversi vincoli ambientali ed iter burocratici
TRANI - Nemmeno il varo della legge regionale del 9 novembre scorso è riuscita a dar credito alle istanze di dissequestro per 12 cave site nel territorio del nord barese, alcune delle quali ricadenti nell'area protetta del Parco dell'Alta Murgia.
Il gip del Tribunale di Trani Michele Nardi ha, infatti, rigettato l'istanza di dissequestro avanzata da alcuni imprenditori della zona proprio alla luce della nuova normativa, che al contempo mira a conciliare gli interessi ambientali con quelli delle aziende estrattive in attività.
Anzi dal gip tranese giunge una prima pronuncia della magistratura sulla portata e le prescrizioni della nuova legge regionale.
Provvedimento che potrà essere impugnato, ma che comunque rappresenta una prima interpretazione della normativa a nemmeno un mese dal suo varo.
Dal '97 i sostituti procuratori della Repubblica di Trani, Francesco Bretone, prima, ed Antonio Savasta, poi, hanno avviato inchieste per far luce su quello che sarebbe stato un vero e proprio scempio in violazione di diversi vincoli ambientali ed iter burocratici.
Tra numerosi indagati, sequestri, dissequestri, indagini che hanno sfiorato ed in alcuni casi toccato anche l'Ufficio Minerario Regionale competente per l'istruttoria delle autorizzazioni, e varie pronunce del Tribunale del Riesame di Bari e della Corte di Cassazione, sott'osservazione è finito praticamente l'intero comparto marmifero e lapideo che per Trani (soprattutto) ed altri centri limitrofi rappresenta un settore trainante dell'economia con forti effetti anche su indotto ed occupazione.
Nelle intenzioni, dunque, la legge regionale rappresenta la logica conseguenza per cercare di metter un punto fermo su una vicenda ricca di interessi, spesso contrapposti, economici e non.
Tra l'altro, la nuova normativa prevede che «fatte salve le istruttorie in corso per nuove iniziative in aree non ricadenti in aree naturali protette, fino alla definizione della normativa regionale per la disciplina del settore delle attività estrattive in Puglia, non possono esser rilasciate autorizzazioni per l'apertura di nuove attività estrattive». Dunque è prevista «una normativa transitoria per la proroga delle autorizzazioni».
Nel nord barese sono numerose le cave sequestrate perché le autorizzazioni mancherebbero o sarebbero insufficienti nonostante una serie di prescrizioni in virtù delle aree protette.

«La proroga di validità - scrive il gip Nardi - presuppone che il titolo autorizzativo sia ab origine legittimo e valido perché, altrimenti, prorogare un titolo illegittimo produce come effetto una proroga illegittima che può esser disapplicata dal giudice penale esattamente come il titolo originario. Appare evidente, dunque, - prosegue Nardi - che se il titolo autorizzativo è illegittimo per la carenza del nulla osta paesaggistico o per la carenza della valutazione d'impatto ambientale (V.I.A.), necessaria a seconda del periodo di apertura delle cave (la questione riguarda in pratica quelle successive al 1985, epoca in cui furono stabili vincoli ambientali), la proroga concessa per legge non fa altro che prorogare la permanenza temporale di un titolo invalido, senza alcun effetto sanante».
Il gip evidenzia, inoltre, che «dall'entrata in vigore della legge regionale di proroga decorrono 2 anni per le cave in attività per richiedere l'integrazione delle procedure autorizzative e che nelle more l'attività estrattive è sottoposta ad una serie di condizioni, tra cui specifici piani, corredati da idonee garanzie economiche, per la coltivazione, la dismissione ed il recupero dei siti. Secondo il gip, nessuno dei titolari delle cave che ha presentato istanza di dissequestro s'è adeguato alla legge regionale», presa, invece, a base delle proprie ragioni.
Di qui la conferma dei sigilli per le 12 cave.
Antonello Norscia

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