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Sabato 23 Settembre 2017 | 07:50

Agricoltura - Marmo: è crisi congiunturale

Così l'assessore all'agricoltura della Regione Puglia nella sua relazione (richiesta dall'opposizione di centrosinistra) letta nella seduta del consiglio regionale
BARI - La crisi di mercato che stanno attraversando alcuni comparti dell'agricoltura pugliese «è un campanello d'allarme ma resta una crisi di tipo congiunturale e non di tipo strutturale». Lo ha detto l' assessore all' agricoltura della Regione Puglia, Nino Marmo, relazionando nella seduta odierna del consiglio regionale pugliese, così come richiesto dall' opposizione di centrosinistra, sulla situazione che sta vivendo il settore che, secondo le organizzazioni sindacali di categoria, è «di grave crisi».
Marmo - informa una nota dell' ufficio stampa del consiglio - ha parlato per 25 minuti per raccontare, in nove cartelle dattiloscritte, gli ultimi anni dell'agricoltura in Puglia, le crisi che hanno attraversato il settore, e le iniziative attuate dalla Regione.
Queste le cifre: oltre 350.000 il numero di aziende agricole censite. Poco meno di 130.000 il numero di imprese iscritte. Solo un terzo delle aziende quindi è condotta da imprenditori professionali. La superficie media delle aziende si è ridotta da 4,5 a 3,6 ettari. Il numero delle giornate lavorative per la conduzione delle aziende agricole è stimato in 41 milioni, della quali il 66% circa assorbito dalle coltivazioni permanenti (vite e olivo). L'industria agroalimentare partecipa al sistema con 5.200 imprese circa e con 22.000 addetti. Il valore della produzione agricola ai prezzi di base è in media di 3.770 milioni di euro (pari all'8,9% del valore nazionale) mentre quella dell'industria agroalimentare è in media di 1.150 milioni di euro (pari al 3,7% del valore nazionale).
«Da quest'ultimo censimento - ha detto Marmo - viene fuori una Puglia in controtendenza rispetto ad altre regioni. La Puglia è ai primi posti in Italia in termini di valore della produzione, ma l'offerta è altamente frammentata e non organizzata, come emerge in modo assolutamente evidente dalla crisi del mercato dell'uva da tavola». «Il caso di questo comparto - ha proseguito - è emblematico perchè lo sforzo compiuto per far dialogare le diverse componenti della filiera ha trovato ostacolo soprattutto nel gran numero di offerenti a fronte di un numero molto limitato di addetti alla distribuzione, con un inserimento, nel percorso dal produttore al consumatore, di soggetti intermediari che assorbono una buona parte del valore aggiunto».
Marmo si è poi soffermato anche sulle cifre erogate alle imprese agricole. Con il precedente programma sono stati finanziati investimenti a favore di imprese agricole per 220 milioni di euro che hanno interessato i diversi comparti produttivi e per i quali sono stati erogati finanziamenti per 112 milioni di euro. Poi altri 86 milioni di euro per le imprese di trasformazione a fronte di investimenti per 115 milioni di euro. Per la programmazione in corso invece, ad oggi sono stati finanziati 1000 progetti di miglioramento delle strutture delle imprese agricole per un importo pubblico di 80 milioni di euro e di 143 imprese di trasformazione per una spesa pubblica di 79 milioni di euro.
«Poi - ha continuato Marmo - non si deve dimenticare il pieno utilizzo delle risorse finanziarie comunitarie messe a disposizione della Puglia per la ristrutturazione di circa 6.500 ettari di vigenti di uva da vino in aree delimitate per la produzione di vini Doc e Igp».
A proposito di normative regionali, l'assessorato sta predisponendo un pacchetto di schemi di disegni di legge sui quali l'assessorato si è confrontato con le organizzazioni di categoria. Tra i disegni di legge all'attenzione della giunta, la valorizzazione della multifunzionalità delle imprese agricole, le normative di dettaglio per una legge di programmazione generale di interventi nel settore agroalimentare, la definizione delle linee per l'assegnazione degli incentivi alle imprese che adottano tecniche agricole effettuate con metodo biologico, la valorizzazione del vino e dell'olio extra vergine di oliva pugliese attraverso azioni di qualificazione e di promozione.
«Insomma - ha concluso l'assessore Marmo - il governo regionale ha svolto un'azione politica importante di sollecitazione del mondo imprenditoriale non solo mediante la concessione di incentivi ma anche mediante le azioni di accompagnamento di iniziative di valorizzazione e di soluzione di tanti problemi». Sulle dichiarazioni di Marmo si è poi aperto in aula il dibattito.
Dopo la relazione dell'assessore Marmo si è tenuto in aula il dibattito sulla situazione del settore agricolo. Michele Pelillo (Margherita) - informa la nota dell' ufficio stampa del consiglio regionale - ha sottolineato che «il settore è in grandissima crisi e non è sufficiente uno schema di disegno di legge. I numeri sono disastrosi e solo un intervento straordinario può garantire una ripresa, per un settore che non è stato mai una priorità nell'agenda del governo Fitto».
Luciano Mineo (Democratici di sinistra) ha sostenuto che «il comparto dell'agricoltura sta toccando il fondo, anche a causa di una politica di sottovalutazione dei problemi. Questo è un settore che, invece, crea sviluppo. Se non si adottano misure strutturali rischiamo di avere migliaia di aziende fallite». Nicola Tagliente (Forza Italia) ha detto di essere «dispiaciuto di affrontare questa discussione importante in un momento in cui assume tutto il tono di una competizione meramente elettorale».
Per Alfonso Pisicchio (Rinnovamento Puglia) «bisogna riprogrammare avendo però prima chiarito di quali crisi stiamo parlando: strutturale o congiunturale. Un'idea potrebbe essere quella di dare vita a filiere corte eliminando inutili e costosi passaggi per i prodotti, continuare a sviluppare le politiche promozionali e d'educazione alimentare, sostenere le politiche di controllo per arginare il fenomeno delle frodi e delle sofisticazioni e sollecitare la riduzione dei contributi agricoli unificati riportandoli alla media europea».
Michele Losappio (Rifondazione comunista): «Non ho difficoltà a riconoscere il lavoro svolto dall'assessore Marmo. Pur tuttavia non si può non considerare la grave crisi e la necessità di intervenire tempestivamente con misure straordinarie». Pietro Pepe (Margherita) ha sollecitato un intervento strutturale. «Occorre comprendere - ha detto - in che misura la Regione intende intervenire, alla luce dei circa 1.600 miliardi di avanzo di bilancio, dei quali non conosciamo ancora la destinazione». Pietro Lospinuso (Alleanza nazionale) ha difeso l'operato di Marmo: «L 'assessore - ha detto - non avrebbe potuto fare meglio. La Regione si è sempre fatta carico di tutte le problematiche relative al mondo agricolo».
Sandro Frisullo (Democratici di sinistra) ha sottolineato «la grande solidarietà dei Ds nei confronti degli agricoltori». «Una solidarietà - ha sostenuto - che non è fatta di parole ma di partecipazione e condivisione. Chiediamo che sia il Consiglio regionale a farsi carico delle decisioni che servono a risolvere i problemi strutturali di questo settore. Non c'è stata da parte nostra alcuna strumentalizzazione su questa materia, avendo noi sollecitato la discussione in aula in tempi non sospetti. Una parte dell'avanzo di bilancio deve essere utilizzata per la crisi agricola».
Emanuele Sannicandro (Margherita) ha sottolineato l' esigenza di «un impegno politico a sostegno della grave crisi».
Quindi la replica dell'assessore Marmo: «L'imperativo assoluto in questo momento - ha affermato - è quello della aggregazione attraverso la formazione di cooperative o associazioni. Il proprio interesse si salva solamente se si salva il sistema. Dobbiamo avere l'onestà di non imbrogliare gli agricoltori. Attendiamo da sei mesi delle risposte frutto di un'intesa a livello comunitario. Una soluzione per ripianare il debito al vaglio della comunità con la garanzia dello Stato».
«Dal primo momento - ha detto Marmo - ho cercato di pubblicizzare il prodotto Puglia per contribuire a rendere competitivi i nostri prodotti. Purtroppo la crisi del mondo agricolo viene da lontano: sta vivendo il contingente, un fallimento cinquantennale della nostra agricoltura. Adesso la Regione non può farsi carico di debiti per 500 milioni di euro circa».

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