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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 09:20

Andria - Gdf recupera museo clandestino di reperti

135 beni archeologici ritrovati nella casa di una coppia di noti professionisti. Datati tra il V e il III sec. a.C, di valore inestimabile, secondo i militari sarebbero stati in buona parte destinati al mercato clandestino
ANDRIA (BARI) - Sono reperti collocabili per lo più tra il quinto e il terzo secolo avanti Cristo i 135 beni archeologici recuperati in un'operazione della tenenza di Andria della guardia di finanza. Per gli investigatori e secondo una prima stima della Soprintendenza per la Puglia ai beni archeologici, quello scoperto dai militari era un vero e proprio museo clandestino di pezzi di valore inestimabile, di provenienza apula, integri e in gran parte decorati.
Su tutti spiccano due piatti raffiguranti l'uno un cervo, l'altro un coniglio i quali - secondo la Soprintendenza - sono valutati centinaia di milioni di lire sul mercato nero.
I beni archeologici erano in casa di due coniugi, professionisti di Canosa di Puglia, il cui sottosuolo è considerato una miniera di reperti, tutti di grande valore. I coniugi - dei quali non sono stati resi noti i nomi - sono stati denunciati alla magistratura per ricettazione e indebito impossessamento di beni appartenenti allo Stato.
Oltre a numerose statuette di matrone romane, tra i beni recuperati ci sono una specchiera, decine di anfore, un catino con manico raffigurante una figura maschile, due crateri a piatto che sono stati restaurati, sette alpe utilizzate per la raccolta di acqua, vino ed olio. Singolari sono i quattro pesi da telaio e un gioco a sonaglio con cui si divertivano i bambini. C'è anche un pugnaletto votivo e bronzetti del 700 avanti Cristo, uno dei quali di provenienza fenicia.
A quanto è stato reso noto in un incontro con i giornalisti tenuto dal comandante della tenenza di Andria della guardia di finanza, ten.Michele Ciarla, i coniugi hanno fornito ai militari documentazione con la quale i due ritengono di essere stati autorizzati alla detenzione dei beni archeologici ma i militari hanno ritenuto i documenti non idonei a giustificare nè la legittima provenienza nè la detenzione. La nuova normativa che disciplina il possesso dei reperti archeologici - ha sottolineato Ciarla - prevede «la sola custodia di quei reperti per i quali si dimostra il possesso prima del 1909, con idonea documentazione da esibire alla Soprintendenza ai beni archeologici che rilascia una apposita autorizzazione».
I reperti sono stati trovati nell'abitazione dei coniugi nel corso di una «perquisizione di iniziativa» per la quale i militari avevano informato il sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Trani Antonio Savasta. I militari hanno avviato indagini dopo aver raccolto testimonianze di cittadini canosini che avevano riferito di aver notato persone che si impossessavano di reperti archeologici dopo che essi erano stati trovati durante scavi per lavori di manutenzione stradale. I finanzieri hanno quindi compiuto controlli nei cantieri edili ed hanno ascoltato persone con precedenti specifici per questi reati.
Una parte dei reperti archeologici sequestrati era su pensili del salone dell'abitazione dei coniugi, che sono professionisti conosciuti in città; la maggior parte dei pezzi era stata imballata con fogli di giornale e riposta in tre scatole di cartone in una stanza dell'appartamento: anche per questo i militari ritengono che buona parte dei pezzi possa essere stata destinata al mercato clandestino.

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