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Giovedì 21 Settembre 2017 | 21:40

Al via il processo ai «no global»

A giudizio i 13 militanti, tra cui due tarantini, del movimento accusati di cospirazione politica. La difesa: il tribunale di Cosenza non è competente. Forse spostato a Napoli il giudizio. Chiamati a testimoniare Bush e Berlusconi
Al via il processo ai «no global»
COSENZA - E' iniziato oggi il processo ai 13 militanti del movimento «no global» accusati di cospirazione politica mediante associazione sovversiva. Nella prima udienza c'è stata la presentazione delle eccezioni preliminari da parte dei difensori e della pubblica accusa, davanti alla Corte d'assise di Cosenza. La più significativa delle eccezioni, sollevata dai legali del leader dei disobbedienti di Napoli, Francesco Caruso, riguarda la competenza dei giudici di Cosenza. Secondo i legali di Caruso, i fatti oggetto dell'inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio dei 13 militanti «no global», non sono accaduti a Cosenza e non c'è, dunque, alcun radicamento della competenza nella città calabrese. Un'eccezione che, se accolta, farebbe saltare il dibattimento. Ci sarebbe così l'assegnazione del fascicolo processuale ad un' altra Procura della Repubblica, presumibilmente a quella di Napoli che potrebbe, a quel punto, recepire parte degli atti compiuti dalla Procura di Cosenza o riprendere l'inchiesta dall'inizio.
I difensori degli imputati hanno anche depositato la lista dei testimoni che, secondo il loro parere, occorre sentire nel corso dell'istruttoria dibattimentale. Tra questi ci sono nomi eccellenti come quelli del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente degli Stati Uniti, George Bush, l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti ed il segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti, citati in relazione alla loro partecipazione, nel luglio del 2001, al G8 di Genova. In merito agli stessi accadimenti, il pubblico ministero, Domenico Fiordalisi, ha chiesto da parte sua, la citazione del capo della Polizia, Gianni De Gennaro. La Corte d'assise (presidente Maria Antonietta Onorati) si pronuncerà sull'eccezione di competenza territoriale nel corso della prossima udienza del processo, fissata per il 20 dicembre. Se sarà superato lo scoglio della competenza, i giudici prenderanno in esame le altre eccezioni ed il processo, così, potrà andare avanti.
A giudizio, dopo un'articolata indagine condotta dai carabinieri del Ros e dagli investigatori della Digos, sono finiti Luca Casarini, leader delle «tute bianche»; Francesco Caruso, ispiratore dei «disobbedienti» napoletani; Francesco Cirillo, 52 anni, ambientalista, di Diamante; Antonio Campennì, 37 anni, ricercatore universitario di Parghelia; Anna Curcio, 31 anni, ricercatore universitario, di Cosenza; Michele Santagata, 36 anni, di Cosenza; Lidia Azzarita, 29 anni, di Napoli; Claudio Dionesalvi, 31 anni, di Cosenza; Giuseppe Fonzino, 28 anni, leader dei «no global» di Taranto; Salvatore Stasi, 48 anni, di Taranto; Emiliano Cirillo, 23 anni, di Diamante; Vittoria Oliva, 62 anni, di Montefiascone (Viterbo); Alfonso De Vito, 33 anni, di San Giuseppe Vesuviano. L'accusa è di aver fatto parte di un'associazione sovversiva denominata «Rete meridionale del Sud ribelle», costituita formalmente a Cosenza il 19 maggio del 2001. I componenti del gruppo, controllati per mesi da Ros e Digos, avrebbero partecipato alle manifestazioni di Genova (nel luglio 2001) prendendo parte ai violenti scontri con le forze dell'ordine e alle devastazioni. La supposta associazione avrebbe inoltre organizzato, il 2 luglio del 2001, l'invasione alle Agenzie di lavoro interinale di Taranto, Cosenza e Napoli.
L'udienza si è svolta in un clima sostanzialmente tranquillo. Nel corso dell'udienza, un gruppo di militanti ha tenuto un sit-in, davanti al palazzo di giustizia, ma non si sono registrati episodi d'intemperanza.
I «no global» hanno confermato, comunque, il loro giudizio sul carattere «squisitamente politico» dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Cosenza e del processo che ne è scaturito. A ribadirlo è stato, ancora una volta, Luca Casarini, leader delle «tute bianche». «Questo processo - ha detto - rappresenta un attacco non a noi personalmente, ma al movimento. E come reazione mi aspetto che sia una battaglia di movimento».
Casarini, insieme ad un altro imputato del processo, Giuseppe Fonsino, di Taranto, ha chiesto ed ottenuto dalla Corte d'assise l'ammissione al gratuito patrocinio. La sua difesa, dunque, sarà pagata dallo Stato.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentata in aula dall'avvocato dello Stato Luca Matarese, si è costituita parte civile e per i gravi incidenti avvenuti a Napoli e Genova, ha chiesto un risarcimento danni pari a circa cinque milioni di euro.

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