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Martedì 26 Settembre 2017 | 22:08

Bush chiamato a testimoniare contro i «no global»

Al via a Cosenza il processo contro i 13, tra i quali due tarantini, accusati di cospirazione politica. La Corte d'Assise deciderà se ammettere le deposizioni «eccellenti». Per gli incidenti di Napoli e Genova, lo Stato - parte civile chiede 5 mln
COSENZA - I «no global» chiamano a testimoniare i grandi della politica. Parte infatti domani, nel Tribunale di Cosenza, il processo ai 13 appartenenti al movimento antagonista, accusati di cospirazione politica.
Il collegio di difesa ha chiesto l'ammissione delle deposizioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, del presidente degli Stati Uniti, George Bush, dell'ex ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, del segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, del deputato progressista Giovanni Russo Spena, dell'assessore comunale di Cosenza e docente universitario, Franco Piperno. Toccherà alla Corte d'Assise ammetterne o escluderne l'audizione, ma in tribunale sfileranno comunque testimoni eccellenti. Il pubblico ministero, Domenico Fiordalisi, chiamerà infatti a deporre il prefetto Gianni De Gennaro, capo della Polizia italiana.
A giudizio, dopo un'articolata indagine condotta dai carabinieri del Ros e dagli investigatori della Digos, sono finiti Luca Casarini, leader delle «tute bianche»; Francesco Caruso, ispiratore dei «disobbedienti» napoletani; Francesco Cirillo, 52 anni, ambientalista, di Diamante; Antonio Campennì, 37 anni, ricercatore universitario di Parghelia; Anna Curcio, 31 anni, ricercatore universitario, di Cosenza; Michele Santagata, 36 anni, di Cosenza; Lidia Azzarita, 29 anni, di Napoli; Claudio Dionesalvi, 31 anni, di Cosenza; Giuseppe Fonzino, 28 anni, leader dei no global di Taranto; Salvatore Stasi, 48 anni, di Taranto; Emiliano Cirillo, 23 anni, di Diamante; Vittoria Oliva, 62 anni, di Montefiascone (Viterbo); Alfonso De Vito, 33 anni, di San Giuseppe Vesuviano.
L'accusa è di aver fatto parte di un'associazione sovversiva denominata «Rete meridionale del Sud ribelle», costituita formalmente a Cosenza il 19 maggio del 2001. Al sodalizio avrebbero aderito gruppi antagonisti meridionali uniti dall'obiettivo di turbare lo svolgimento regolare delle funzioni del governo italiano, mutare violentemente l'ordinamento economico costituito nel nostro Stato, sopprimere la globalizzazione dei mercati economici, alterare l'ordinamento del mercato del lavoro.
Secondo l'accusa, la «Rete meridionale del Sud ribelle» sarebbe dovuta progressivamente diventare una vasta associazione sovversiva, destinata a raggiungere i propri scopi usando la violenza. I componenti del gruppo, «spiati» per mesi da Ros e Digos, avrebbero partecipato alle manifestazioni di Genova (nel luglio 2001) prendendo parte ai violenti scontri con le forze dell'ordine e alle devastazioni. La supposta associazione avrebbe inoltre organizzato, il 2 luglio del 2001, l'invasione alle Agenzie di lavoro interinale di Taranto, Cosenza e Napoli. Il gruppo, infatti, avrebbe operato attraverso tre diverse «cellule» attive in Calabria, Puglia e Campania. Le intercettazioni telefoniche e ambientali, i pedinamenti, i controlli di alcuni siti internet avrebbero consentito di accertare l'esistenza di una vasta rete di contestatori che si stava preparando a scendere in piazza in occasione del vertice internazionale fissato a Napoli dal 15 al 17 marzo 2001. Vertice a cui prendevano parte i primi ministri delle nazioni più industrializzate e le delegazioni di 122 Paesi. Gli attivisti dell'associazione - a parere del pubblico ministero Fiordalisi, che ha coordinato l'inchiesta della procura cosentina - parteciparono alle manifestazioni e agli scontri, a cui seguirono nel luglio successivo quelli di Genova.
Il nutrito collegio difensivo è composto dagli avvocati Nucci, Belvedere, Pisapia, D'Agostino, Crisci, Petitto, Siniscalchi, Sorrentino, Branda, Mazzotta, Albertini, D'Addabbo, Senese, Calia e Nesta. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentata in aula dall'avvocato dello Stato Luca Matarese, si è costituita parte civile e per i gravi incidenti avvenuti a Napoli e Genova, rispettivamente nel marzo e nel luglio del 2001, ha chiesto un risarcimento danni pari a cinque milioni di euro.

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