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Giovedì 21 Settembre 2017 | 16:18

Condanne per mafia a clan di Bari

Condannati 15 presunti esponenti del clan Strisciuglio-Caldarola, in questi giorni al centro di una sanguinosa faida con i rivali del gruppo Capriati. Dda: in città 40 killer
BARI - Quindici condanne a pene comprese tra i 14 anni e i due anni e quattro mesi di reclusione sono state inflitte a presunti esponenti del clan Strisciuglio-Caldarola, in questi giorni al centro di una sanguinosa faida combattuta per le strade di Bari con i rivali del gruppo Capriati. La faida ha prodotto in tre giorni due morti e due feriti, tra cui il figlio quindicenne di un boss mafioso.
Al termine del processo con rito abbreviato, il gup del Tribunale di Bari Giovanni Leonardi ha riconosciuto i reati, contestati a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, rapine ed estorsioni.
Gli imputati - tra cui i presunti capiclan Lorenzo Caldarola, di 30 anni, e Domenico Strisciuglio, di 32 (detto Mimmo la luna) - sono stati condannati, il primo a 14 anni di reclusione, l' altro a sei anni. I due, assieme ad altri otto presunti esponenti del clan, furono arrestati il 16 ottobre scorso dalla squadra mobile di Bari dopo una sentenza della Cassazione. La Suprema Corte, esaminando gli agguati compiuti tra la folla, le vittime innocenti della guerra di mafia e il clima di intimidazione creato dai clan, evidenziò il pericolo che corre la popolazione barese: ordinò quindi l' arresto per associazione mafiosa (negato dal gip di Bari, che dispose gli arresti per gli altri reati) di dieci degli imputati condannati.
«La feroce eliminazione di Matteo Cucumazzo (del 23 febbraio scorso, ndr) - scrisse la Cassazione nel provvedimento che rese esecutivi gli arresti - testimonia l' innalzamento del livello di scontro tra i clan contrapposti che finora ha prodotto vittime, talune anche tra la popolazione innocente». Da qui la dura constatazione dei giudici, che ammettendo implicitamente l' esistenza di pericoli di sicurezza per la popolazione, scrissero: «Le esigenze di tutela della collettività rivestono un grado di somma intensità potendo essere salvaguardate solo con l' applicazione della custodia in carcere nei confronti dei ricorrenti».
Tra gli altri imputati condannati oggi figurano: Leonardo Campanale, di 34 anni (quattro anni), Vito Valerio, di 27 (otto anni), Michele Laera, di 27 (dieci anni), e Luigi Spano, di 30 (sei anni), il ventenne Gianluca Corallo (due anni e otto mesi), e Monica Laera, moglie trentenne di Caldarola (quattro anni e otto mesi). Laera è anche accusata dal pm inquirente della Dda di Bari, Elisabetta Pugliese, di aver ricevuto ordini dal marito durante la detenzione in carcere, di aver gestito i collegamenti con gli affiliati al suo clan, di aver risolto le controversie interne e di aver impartito gli ordini gli affiliati.
Sono stati inoltre condannati Giacomo Loseto (quattro anni), Damiano Spano, Francesco Grimaldi e Antonio Spinosa (due anni e otto mesi); Nicola Moramarco (quattro anni e cinque mesi), Angelo Di Bari (sei anni), Francesco Giuliani (quattro anni). E' stato invece assolto Vito Nicola Antonio Raggi.
Dodici dei sedici imputati furono arrestati nell' ambito dell' operazione chiamata Lithos con la quale la polizia, il 17 dicembre 2003, arrestò 12 persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, rapine ed estorsioni.

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