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Lunedì 25 Settembre 2017 | 20:57

Omicidio Mansi - Accuse di falsa testimonianza

All'indomani della sentenza con cui la Cassazione ha confermato i 30 anni di reclusione e gli ergastoli per il "branco" che rapì, violentò e uccise la bimba, piovono accuse per chi avrebbe fornito falsi alibi
TRANI - All'indomani della sentenza con cui la Cassazione ha confermato 30 anni di reclusione per Pasquale Tortora e l'ergastolo per Giuseppe Di Bari, Vincenzo Coratella, Domenico Margiotta e Michele Zagaria, colpevoli del barbaro omicidio di Graziella Mansi, rapita, violentata ed uccisa a Castel del Monte il 19 Agosto 2000, il sostituto procuratore della Repubblica di Trani Francesco Bretone vede irrobustirsi l' accusa di falsa testimonianza mossa ad alcuni familiari dei giovani imputati andriesi che avrebbero fornito falsi alibi.
Di falsa testimonianza sono chiamati a rispondere: Teresa e Lorenzo Di Bari, rispettivamente sorella e padre di Giuseppe Di Bari, Giovanni Zagaria e Riccardina Liso, fratello e madre di Michele Zagaria, e Marianna Di Bari, madre di Domenico Margiotta.
Ma ulteriori conseguenze potranno subirle gli stessi Zagaria e Margiotta accusati di calunnia perché nel corso del processo "hanno incolpato i Carabinieri di Andria". I due giovani dissero che i Militari, in occasione del loro fermo, gli suggerirono la versione da rendere, e tornare così subito a casa.
Intanto l'avv. Bepi Maralfa, legale della nonna paterna di Graziella costituitasi parte civile di cui la piccola portava il suo stesso nome commenta così la sentenza: "La fiducia nella giustizia è stata ripagata. Il dramma resta perché nemmeno una sentenza definitiva di condanna al massimo della pena può cancellare il dolore di un delitto così efferato e restituire Graziella ai suoi cari. C'è, quindi, una soddisfazione parziale proprio per la sanzione applicata".
"La ritrattazione di Margiotta (che dopo l'incidente aveva fatto retromarcia sull'ammissione delle responsabilità del delitto) si è rivelata un boomerang. Ha avuto una doppia valenza negativa per tutti gli imputati - continua il legale - perché alla luce della ritrattazione non sono stati forniti elementi contrari all'accusa, e ciò influisce negativamente in un processo."
Chiusi gli aspetti penali, ora la vicenda è destinata a trasferirsi in sede civile per l'azione di risarcimento danni in favore dei familiari di Graziella che sinora hanno ottenuto il diritto ad una provvisionale.
Antonello Norscia

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