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Domenica 21 Gennaio 2018 | 04:00

Barletta - Laboratorio su media e famiglia

Incontro di studio promosso dall'assessorato ai Servizi sociali e dal dipartimento di Scienze pedagogiche e didattiche dell'Università di Bari. I risultati della ricerca su 1450 famiglie esposti in una mostra, fino al 10 dicembre
BARI - Università e scuola unite per sostenere la famiglia nell'educazione alla comunicazione mediale dei minori. A Barletta si è tenuto l'incontro di studi «Media: un ponte tra scuola e famiglia», promosso dall'assessorato ai Servizi sociali della stessa città e dal dipartimento di Scienze pedagogiche e didattiche dell'Università di Bari.
In un'epoca tecnologica in cui i mass-media, la Tv in testa, fanno da padroni nelle nostre case e nelle relazioni interpersonali, emerge preponderante l'esigenza di imparare a gestire uno strumento d'informazione sociale che «influenza e condiziona negativamente la crescita dei bambini perché - come ha commentato una madre - coi suoi contenuti e linguaggi diseducativi, di fatto allontana i ragazzi da realtà naturali».
L'incontro, tenuto nella sala Rossa del Castello Svevo, è stato un momento in cui, di fatto, son state tirate le somme di un articolato progetto promosso dal Comune barese in collaborazione con l'Università di Bari e realizzato con il 4° Circolo didattico «San Domenico Savio», con la scuola media statale «R. Miccoli» di Barletta, con il dipartimento di Scienze sociali e della comunicazione di Lecce, con il dipartimento di Sociologia e comunicazione dell'Università «La Sapienza» di Roma e, inoltre, con il patrocinio dell'Irre Puglia.
In sostanza il progetto ha realizzato: indagini sui consumi mediali di 1450 famiglie, che hanno risposto ad un questionario pertinente; 30 genitori hanno partecipato ad incontri di formazione sul tema e come terzo e ultimo step sono stati svolti laboratori, nelle scuole elementari e medie interessate, che hanno coinvolto unitamente scolari, gl'insegnanti e i genitori.
I lavori creati in quest'ultimo ambito del progetto sono esposti in una mostra che resterà aperta alle pubblico e alle scolaresche fino al 10 dicembre (dalle 8.30 alle 12.30).
Centrale nel dibattito dell'incontro conclusivo, tenutosi oggi, è stato
sottolineare l'invasività dei media nella nostra società. I ricercatori assicurano che solitamente i fruitori rispondono oscillando tra contestazione e assuefazione.
«Ma in sostanza - sottolinea Alessia Mandato, dell'Università di Lecce - la famiglia risulta sola e incapace di gestire il rapporto tv-figli e chiede espressamente l'aiuto della scuola, perché non intende demandare l'educazione dei propri ragazzi esclusivamente alle istituzioni».
I genitori necessitano di strumenti, per capire prima e poi spiegare ai figli, la comunicazione mediale, ma hanno espresso il bisogno anche di socializzare, confrontarsi e condividere l'esperienza educativa con altri familiari. Ed è per questo che padri e madri hanno proposto di poter proseguire il breve itinerario formativo, costituendo un laboratorio autogestito con la supervisione di un esperto (docente o ricercatore che sia).
«Importante è guardare la Tv coi propri figli - dice Marisa Cavalluzzi, dell'Università di Bari - per esser presenti e pronti a spiegare scene e situazioni che per i minori sono cognitivamente incomprensibili. Tuttavia, più passano gli anni e maggiore diventa l'esigenza di prendere le distanze dai media per creare un vuoto creativo, che vuol dire darsi la possibilità di essere presenti a se stessi e ai propri bisogni, base indispensabile per discernere programmi televisivi e situazioni reali, evitando confusione e
dispersione mentale».
Stefania Lisena

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