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Martedì 26 Settembre 2017 | 20:23

Le clementine sono un frutto anche tarantino

In televisione si parla spesso di clementine, ma non si cita mai la provincia ionica, così Gianni Florido, presidente della Provincia ha scritto alla Rai per protestare
TARANTO - In televisione si parla spesso di clementine, ma non si cita mai la provincia ionica. Del saporitissimo agrume, produzione tipica ed importante dell'area occidentale tarantina, si ripete, al contrario, sempre e soltanto la produzione della Piana calabrese di Sibari come luogo unico di coltivazione. Proprio com'è accaduto, ancora una volta, nel corso della trasmissione della RAI "Unomattina", andata in onda ieri.

Pur non scadendo nel provincialismo o nel campanilismo, Gianni Florido, presidente della Provincia di Taranto, si è rivolto alla produzione della trasmissione televisiva per chiedere che all'arco produttivo di Taranto sia riconosciuta il giusto rilievo nella produzione agrumicola, che si è conquistata con colture di pregio ed onerosi impegni di promozione del territorio e del suo marchio.

«Mi ha amareggiato - ha puntualizzato al proposito Florido - constatare che in nessun caso si è fatto cenno alla provincia di Taranto dove pure la clementina viene prodotta in maniera piuttosto copiosa con ben 200.000 quintali l'anno. Le clementine dell'arco ionico-tarantino, peraltro, ha ottenuto il riconoscimento IGP (Indicazione Geografica Protetta) dall'Unione Europea e, per pubblicizzarlo, ogni anno si organizza una fiera promozionale ad hoc che coinvolge le associazioni di categoria, i produttori, gli enti locali, i mezzi di informazione.
Mi sarei dunque aspettato che il cavalier Bruni, profondo conoscitore della produzione ortofrutticola italiana, esaltando giustamente il clementine citasse la provincia di Taranto».

Il presidente Florido, concludendo la sua garbata rimostranza, ha auspicato che quando si parlerà di clementine nel futuro possano essere citate anche «i paesi come Massafra, Statte, Palagiano, Palagianello, Castellaneta e Ginosa dove da oltre quarant'anni decine di migliaia di persone si dedicano a questa splendida coltura agrumicola che ha riscosso unanimi consensi per le sue preziose qualità organolettiche. Anche perché l'agricoltura, essendo settore trainante per l'economia italiana e soprattutto per le regioni del sud, proprio in questo momento deve fare i conti con una crisi durissima. Perciò, sostenendo le giuste e legittime rivendicazioni degli agricoltori anche attraverso operazioni di marketing territoriale, si valorizzano i prodotti tipici locali chiamati a fronteggiare una concorrenza agguerrita e ormai globalizzata».
Paolo Lerario

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