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Martedì 19 Settembre 2017 | 17:27

Paziente legato - Spunta una quarta persona

Sarebbe un'altra la persona responsabile del "fattaccio" consumatosi domenica pomeriggio nel reparto ortofrenico della "Casa Divina Provvidenza" di Bisceglie, dove i Carabinieri sorpresero un degente legato al termosifone e tre infermieri, poco distanti, a guardare la televisione
Sarebbe un'altra la persona responsabile del "fattaccio" consumatosi domenica pomeriggio nel reparto ortofrenico della "Casa Divina Provvidenza" di Bisceglie, dove i Carabinieri sorpresero un degente legato al termosifone e tre infermieri, poco distante, a guardare la televisione. I militari, allertati da una telefonata anonima, scoprirono un 24enne disagiato mentale di Corato vincolato al radiatore di un termosifone da una fascia di circa un metro e mezzo che gli impediva qualsiasi movimento e che gli ha procurato diversi edemi ed abrasioni. Ma del deprecabile episodio sarebbe responsabile una quarta persona. Un (o una) "superiore gerarchico" dei tre infermieri arrestati che avrebbe istigato un altro paziente disagiato mentale a legare, da solo, al termosifone il suo compagno di reparto. E' quanto emerso stamattina, nel corso dell'udienza di convalida, con gli interrogatori compiuti dal Gip del Tribunale di Trani Antonio Lovecchio alla presenza del pubblico ministero titolare del fascicolo d'indagine Giuseppe Maralfa.
Il gip ha convalidato l'arresto di Giulio Papagni, Rosa Valente e Anna Di Gioia, (legittimando quindi l'operato dei Carabinieri) ma ha disposto la scarcerazione dei tre infermieri dell'ospedale psichiatrico, nei cui confronti, quindi, non è stata emessa alcuna ordinanza di custodia cautelare. I tre incaricati alla vigilanza ed all'assistenza del reparto ortofrenico tornano, dunque, in libertà e le attenzioni investigative si sono già spostate alla ricerca di riscontri del nuovo scenario emerso.
A quanto sembra una versione unanime quella fornita dai tre arrestati, che non sarebbero i soli iscritti nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Trani. Insomma, come avevano già annunziato gli investigatori, le indagini proseguono e, dunque, sono tutt'altro che concluse, anche se sulla vicenda vige un ovvio riserbo. Le ipotesi di reato sono sequestro di persona e lesioni personali. Papagni, Valente e Di Gioia, quindi, avrebbero saputo del fattaccio, che, però, sarebbe concretamente attribuibile ad un loro superiore e ad un altro degente cui sarebbe stato impartito l'ordine di legare il giovane coratino.
Antonello Norscia

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