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Venerdì 22 Settembre 2017 | 21:00

Manfredonia - Il cerchio si stringe

I detective restringono su pochi indiziati le indagini sull'omicidio della quindicenne Giusy Potenza • Ai funerali 3000 persone: sviene il nonno
MANFREDONIA (Foggia) - Si stringe il campo delle indagini per far luce sull'omicidio di Giusy, uccisa a 15 anni a pochi metri dal mare a Manfredonia. Sono convinti gli investigatori di potere presto avere elementi utili per una definizione della vicenda, mentre si stanno celebrando i funerali.
Il dirigente del commissariato di Polizia di Manfredonia, Antonio Lauriola, è impegnatissimo negli interrogatori: ha sentito ormai alcune decine di persone, alcune di loro anche più volte, molti sono adulti e parenti della ragazzina. Ma anche i Carabinieri stanno lavorando su ogni particolare.
A quanto si riesce a capire i risultati dell'autopsia, compiuta ieri sera a Foggia, hanno fornito agli investigatori elementi importanti per la ricostruzione della vicenda.
Il cadavere presenta fratture incompatibili con una caduta accidentale sulla scogliera. Sul corpo ci sono segni di colluttazione, lividi e abrasioni, forse causate dal tentativo di sfuggire agli aggressori. L'anatomopatologo degli Ospedali Riuniti Elenora Turillazzi - che ha eseguito l'autopsia, insieme al collega della Polizia scientifica di Roma, Antonio Grande - non ha fatto dichiarazioni ma, dalle poche parole strappate dai giornalisti a conclusione dell'esame autoptico, si è capito che la ragazza è stata uccisa sicuramente a colpi di pietra, anche perché nei polmoni non è stata trovata acqua. È stato anche accertato che Giusy non è stata violentata: probabilmente perché è morta subito dopo essere stata colpita con una pietra alla testa mentre tentava di resistere alla violenza.
Gli investigatori stanno anche cercando di capire dove sia stata uccisa Giusy e, al contrario di quanto pareva finora, si starebbe facendo largo l'ipotesi che l'omicidio sia stato compiuto proprio sul luogo dove poi è stato ritrovato il corpo: nei pressi del muro perimetrale dello stabilimento abbandonato dell'Enichem. Questa circostanza, però, dovrà essere confermata dagli esami che la polizia scientifica è stata incaricata di compiere dal Pm di Foggia che coordina le indagini, Domenico Minardi: si dovrà cioè stabilire se la sabbia trovata tra gli abiti della ragazzina sia dello stesso tipo di quella che si trova nel luogo dove è stato scoperto il cadavere.
Le modalità dell'omicidio tra l'altro fanno supporre agli investigatori che a commettere l'assassinio siano state due o più persone. A questo punto rientrerebbe prepotentemente in gioco, secondo alcune indiscrezioni, il particolare dell'ombrello che la ragazza ha perso venerdì pomeriggio dopo essere uscita a comprare un cd alla madre. L'ombrello fu ritrovato in una pozzanghera, a pochi metri dal negozio di dischi dove Giusy si era recata: la ragazza lo aveva abbandonato forse perché era stata costretta a salire su un'auto.
Sono circa una sessantina le persone, specialmente ragazzi, che sono state sinora via via accompagnate nel commissariato per rendere la loro testimonianza e per ricostruire le ultime ore di vita di Giusy.
Le piste seguite dagli investigatori - a quanto si sa - sono in particolare due. Una riguarda un incontro che Giusy ha avuto con una persona subito dopo essere uscita di casa, e con la quale potrebbe avere avuto un litigio sfociato poi nella morte; l'altra invece ipotizza un rapimento da parte di due o più persone, che avevano lo scopo di compiere una violenza sessuale e al rifiuto e alla resistenza della ragazza l'hanno poi massacrata.
Secondo notizie non confermate, pare che sul corpo della ragazzina siano stati trovati uno o più segni di ferite provocate da un punteruolo o da un cacciavite.

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