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Venerdì 22 Settembre 2017 | 08:28

«Urgono infrastrutture per il porto di Taranto»

Nel corso di un convegno organizzato dall'Autority portuale, si è discusso di intermodalità e di come integrare l'importante trasporto marittimo con quello ferroviario
«Urgono infrastrutture per il porto di Taranto»
TARANTO - Il porto di Taranto è sempre più attraente per le grandi compagnie marittime spedizioniere e per gli armatori, che vogliono intensificare i propri traffici con l'estremo Oriente per via della sua vicinanza col canale di Suez. Questa posizione "strategica" nel Mediterraneo del porto tarantino, inoltre, sta facendo - come conferma un recente studio del Cnel -conquistare a Taranto sempre maggiori spazi alle rotte oceaniche, a discapito persino di quelle degli Stati Uniti.
Ciò è anche dimostrato dal volume di movimentazione nel terminal ionico di Evergreen, che chiuderà il 2004 con un traffico che si attesterà intorno agli 800 mila container rispetto ai circa 660 mila dello scorso anno.
Questi dati sono emersi nel corso di un convegno organizzato dall'Autority portuale di Taranto, in cui si è discusso di intermodalità e di come integrare l'importante trasporto marittimo con quello ferroviario.
Il convegno è servito ad evidenziare, però, come la veloce marcia del porto può essere frenata, se non vanificata, dall'assenza delle migliori infrastrutture che possano rendere l'area portuale veramente completa e competitiva.
Pierluigi Maneschi, uomo di punta di Evergreen in Italia e presidente del Llyod Triestino, che ha partecipato al convegno proprio su questi aspetti ha puntato decisamente.
«L'ottima e strategica posizione portuale - ha detto Maneschi - rischia essere vanificata nella sua competitività per l'assenza di infrastrutture. Ad iniziare di un raccordo ferroviario, in quanto a Taranto oggi c'e n' è solamente uno con un solo binario».
Una deficit di non poco conto perché allontana ancor più l'area tarantina dai centri industriali, dove cioè si produce.
Oltre il trasporto ferroviario, per Maneschi è esenziale che si migliorino l'agibilità di tutte le altre infrastrutture oggi esistenti su cui devono intervenire diversi soggetti pubblici e governativi.
Ad iniziare dal ministero dell'Ambiente che deve dare l'ok al dragaggio dei fondali per favorire l'arrivo di navi sempre più imponenti, che hanno necessità di un maggiore pescaggio.
Da Roma, però, starebbe per arrivare il via libera agli interventi sui fondali che, attraverso la loro pulizia, ne farebbero aumentare la profondità di un metro, portandoli a 14,50 metri.
Pietro Incalza, assistente del ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi, si è dichiarato pacatamente ottimista sulle potenzialità ioniche perché stanno emergendo tre fattori importanti sulla scena mondiale. Ad iniziare dalla nuova Europa, dal boom economico cinese, che vede crescere il suo prodotto interno lordo dell'8% annuo, e lo sviluppo del Mediterraneo.
Nel Mare Nostrum si prevede che fra 10 anni circa il traffico schizzerà a circa 70 milioni di container l'anno, rispetto ai 31 attuali.
Nel Mare alle porte dell'Oriente gli esperti ed economisti prevedono che esso si "sistemerà su tre direttrici: i porti cabina di regia», che saranno Malta o Cipro, «i porti transhipment», Algeciras, Porto Said, Gioia Tauro, Trieste o Genova, «i porti rete o sistema», Fos, Trieste o Genova.
Taranto, in quanto considerato scalo importante come dimostrato dal fatto che è stato inserito «nel primo che nel secondo Dpef ed abbia beneficiato dei fondi della Legge Obiettivo e beneficiato di 21 milioni di euro che hanno generato l'investimento di 156 milioni della piattaforma logistica Gavio» può divenire un porto rete o sistema. Un hub, cioè, da cui si sviluppino a raggiera i collegamenti, a condizione che abbia la possibilità di migliorare notevolmente le reti stradali e ferroviarie.
«A fine anno - ha assicurato Incalza - si completerà l'elettrificazione della tratta Brindisi-Taranto, di primaria necessità per agganciare l'area dei Balcani». Tuttavia la rete ferroviaria soffre per la mancata ultimazione del raddoppio Bari-Taranto.
Paolo Lerario

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