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Sabato 23 Settembre 2017 | 02:13

Omicidio Pastore, condanne confermate in appello

«Furono Francesco Pistillo ed Antonio Ferri ad ammazzare il boss andriese Agostino Pastore, trucidato e carbonizzato il 24 Settembre 2000 a bordo della sua Fiat Uno»
BARI - Anche per la Corte d'Assise d'Appello di Bari furono Francesco Pistillo ed Antonio Ferri ad ammazzare il boss andriese Agostino Pastore, trucidato e carbonizzato il 24 Settembre 2000 a bordo della sua Fiat Uno.
Dunque, secondo il collegio barese, così come in primo grado aveva sentenziato la Corte d'Assise di Trani, aveva ragione il collaboratore di giustizia Antonio Zingaro, che scampato ad un agguato, si autoaccusò del delitto, chiamando in causa Francesco Pistillo ed Antonio Ferri.
Zingaro nel giudizio abbreviato di primo grado fu condannato a 14 anni e 6 mesi di reclusione.
Il 5 marzo dello scorso anno, invece, Pistillo e Ferri, a conclusione del processo dinanzi alla Corte d'Assise furono entrambi condannati a 24 anni di reclusione.
La Corte d'Assise accolse l'impianto accusatorio del Pubblico Ministero Giuseppe Maralfa, ma comminò pene più miti rispetto alle sue richieste.
Pene, ora, confermate in secondo grado, dove il sostituto procuratore generale presso la Corte d'Appello di Bari, Annamaria Tosto, ha comunque ribadito la richiesta d'ergastolo per Pistillo.
Ergastolo evitato per l'incidenza delle cosiddette attenuanti generiche.
Per Pistillo la Corte barese ha confermato la premeditazione, esclusa, invece, in secondo grado, per Ferri.
Per i due giovani imputati andriesi la difesa aveva chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto.
La Corte d'Assise d'Appello di Bari ha confermato anche l'assoluzione per Filomena Di Tacchio, madre carismatica dei Pistillo che secondo l'accusa avrebbe ordito il delitto del boss, e la condanna ad 8 mesi, col beneficio della pena sospesa, per Annarita e Rosa Pistillo ritenute colpevoli di false informazioni al Pm.
La sentenza di primo grado è stata, dunque, sostanzialmente confermata in appello, ed ora per la difesa dei due imputati non resta che un eventuale ricorso in Cassazione, dove, però, ovviamente, si potrà discutere solo di motivi di legittimità.
Il boss non fu ucciso in Contrada Zagaria, dove 3 giorni dopo fu rinvenuta l'auto carbonizzata. Ma a casa Zingaro, frequentata non solo per supposti rapporti di malaffare ma anche per affinità familiari.
Secondo quanto accertato dalle indagini, la domenica del 24 settembre 2000 Pastore fu attirato lì con un pretesto.
Prima era stato in Commissariato dove aveva l'obbligo di firma.
Il delitto si sarebbe consumato in camera da letto dove, dunque, ad ucciderlo sarebbero stati Zingaro, Ferri e Pistillo.
Prima un cazzotto per fargli perdere l'equilibrio, poi una serie di colpi d'ascia fino a fracassargli il cranio.
Antonello Norscia

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