Domenica 22 Luglio 2018 | 01:25

Ordinanza di ripristino per l'Ofanto

Gli «abusivi» dovranno andarsene; ma prima dovranno ripristinare gli argini abbattuti o deviati e riportare a nuovo il deturpato habitat naturale del fiume
fiume Ofanto TRANI - Dovranno andarsene; ma prima di farlo dovranno far in modo che ritorni tutto così com'era. Prima che gli argini fossero abbattuti o deviati e fosse deturpato l'habitat naturale dell'Ofanto.
I dirompenti effetti dell'inchiesta sul "Fiume Rubato" condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Trani Antonio Savasta, che ha coordinato il lavoro del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Bari, "sfociano", ora, anche nel provvedimento con cui l'assessorato regionale ai lavori pubblici - Ufficio del Genio Civile di Bari - ordina "l'abbandono e la riduzione in pristino" a quanti, negli ultimi anni, hanno abusivamente occupato, sfruttato e svilito i terreni appartenenti al Demanio Fluviale che si affacciano sull'Ofanto.
L'ordinanza è stata notificata ad oltre 100 persone indagate a vario titolo dalla Procura tranese per lo scempio commesso sulle rive del fiume più importante della Puglia, rientranti nelle cosiddette "aree golenali".
Sott'accusa gli agricoltori che hanno occupato, sbancato e alterato oltre 200 ettari dell'alveo del fiume in violazione della normativa a tutela delle aree protette, sottoposto a vincoli ambientali e addirittura d'interesse comunitario.
In pratica, gran parte della riva destra del fiume tra Barletta e Canosa che ricade nella competenza territoriale della Procura di Trani.
A Giugno, contestualmente alla notifica dell'avviso di conclusione delle indagini, la Procura tranese diffidò le istituzioni competenti "a far attuare tutti gli atti amministrativi necessari per la riacquisizione da parte della Regione di tutti i fondi occupati nonchè per la remissione in pristino dello stato dei luoghi, interessati da una grave situazione di dissesto idrogeologico derivato dalla distruzione delle colture boschive riparali", evidenziato anche "il grave pericolo, immanente nella zona, di piene e straripamenti con conseguenti rischi di danno a persone e cose".
Di qui il provvedimento ora notificato agli agricoltori che, secondo l'accusa, non solo hanno abusivamente occupato i terreni demaniali, ma hanno anche disboscato e costruito opere sino a giungere alla deviazione dell'originario percorso dell'Ofanto, all'abbassamento degli argini ed alla vera e propria cancellazione dell'habitat naturale (flora e fauna) ormai presente solo sulla nomenclatura delle vecchie mappe.
L'ordinanza impone, entro 60 giorni, "la riduzione al primitivo stato dei luoghi e l'abbandono del terreno demaniale anche attraverso l'estirpazione della coltura abusiva". Fatta salva la richiesta di risarcimento danni a carico degli agricoltori, che dalla data di notifica del provvedimento hanno 60 giorni per impugnarlo innanzi al Tribunale Superiore delle Acque.
Dal punto di vista penale, due le facce dell'accusa contestate dal Pm Savasta. La prima concerne l'occupazione abusiva dei beni demaniali, la seconda, invece, riguarda la violazione del divieto di coltivazione con conseguente "alterazione dell'assetto idrogeologico".
L'inizio del processo a carico degli agricoltori è previsto per febbraio.
Antonello Norscia

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