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Lunedì 25 Settembre 2017 | 22:30

Bari - «Dodici detenuti in una cella singola»

Denuncia dell'associazione Antigone, rappresentata dagli avvocati Laforgia e Barile, delle condizioni precarie in cui vivono i detenuti. L' occasione data dalla visita dell'on. Sasso (Ds) alla casa circondariale di Bari,seguita alla protesta dei reclusi nelle carceri italiane
«Dodici detenuti rinchiusi in una cella singola». E' l'associazione Antigone di Bari a denunciare il fatto, dopo la visita dell'on. diessina Alba Sasso, accompagnata da una delegazione dell'associazione nella casa circondariale del capoluogo pugliese.
«La popolazione carceraria barese supera attualmente le 500 unità (ed è in continuo aumento) - spiegano gli avvocati baresi Michele Laforgia e Tommaso Barile dell'associazione Antigone - a fronte di una capienza regolamentare di 190 detenuti e una tollerabile che arriverebbe a 333 unità. La situazione è aggravata dalla inagibilità, ormai da molti anni, dell'intera IV Sezione, recentemente restaurata, ma tuttora inutilizzata. Le celle che dovrebbero essere singole, sono invece occupate anche da 12 detenuti, specie nel settore Alta Sicurezza, con spazi vitali inesistenti e gravissime carenze sul piano igienico e sanitario».
La visita dell'on. Sasso, seguita alla protesta messa in atto in tutta Italia, spiegano gli avv. Laforgia e Barile, rappresentanti dell'associazione, ha messo in luce i problemi comuni a gran parte degli istituti di pena: sovraffollamento, insufficiente tutela sanitaria, scarsità delle attività di rieducazione e reinserimento e carenza di personale.
«Si tratta - aggiungono - di una situazione insostenibile, a maggior ragione se si considera che i detenuti, per il 90% in custodia cautelare,usufruiscono soltanto di 4 ore d'aria al giorno».
«l carcere di Bari - riferisce Antigone - è l'unico in Puglia dotato di un Centro Clinico, chiuso per lavori di manutenzione e ristrutturazione, da oltre 2 anni; i tempi per l'esecuzione anche degli esami più semplici e per i ricoveri sono, dunque, inevitabilmente condizionati dalle esigenze di sicurezza e di scorta, mentre è ricorrente la carenza di farmaci».
Tra i detenuti, sono attualmente 200 i tossicodipendenti affidati al S.E.R.T. (Servizi pubblici per le tossicodipendenze), che ha un presidio all'interno dell'istituto.
«Le attività di rieducazione e reinserimento sono affidate all'opera di solo 4 educatori e un capo area, i quali organizzano, tra mille difficoltà,i corsi di frequenza per la scuola elementare e media. Le attività ricreative sono pressoché inesistenti. La situazione non è molto diversa nella sezione femminile, dove pure non vi è il problema del sovraffollamento»
«In conclusione - secondo l'associazione - anche la situazione del carcere di Bari è gravemente critica e non favorisce né consente, di fatto, alcun percorso di reinserimento; ed è bene ricordare che ogni violazione della dignità e dei diritti dei detenuti si traduce in un fattore criminogeno, che rende meno sicura anche la vita fuori dalle carceri».
Infine Antigone riferisce che rifiutando il vitto giornaliero, i detenuti della II Sezione della casa circondariale di Bari, aderiscono alla manifestazione nazionale cominciata lo scorso 18 ottobre, chiedendo: la sostituzione dei servizi igienici nelle celle e la possibilità di usare le docce. Su 8 docce ne funzionano soltanto 3; l'apertura di un'aula di scuola superiore del primo anno di ragioneria o, quanto meno, l'autorizzazione alla frequenza nella I sezione; l'apertura di una sala per la socialità, in questo momento inesistente; l'apertura di una palestra per contrastare la riduzione del movimento dovuta alla chiusura in cella per 20 ore al giorno.

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