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Domenica 24 Settembre 2017 | 14:17

«Percorsi identitari: la Puglia che scrive, che edita, che parla di sè»

Una rassegna per ritrovare l'identità culturale della propria terra attraverso la memoria di ciò che è stato.
Il quinto appuntamento, nella Teca del Mediterraneo a Bari, dedicato alla presentazione del volume: «Il sergente romano» di Antonio Lucarelli, storico di Acquaviva, riedito dalla casa editrice barese Palomar
La Puglia al centro del sapere, per ritrovare la propria identità culturale attraverso la memoria di ciò che è stato.
E' questo, in sintesi l'obiettivo della rassegna «Percorsi identitari: la Puglia che scrive, che edita, che parla di sè», ospitata nella Teca del Mediterraneo, a Bari. Prevista dal piano di comunicazione istituzionale dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, si articola in sette incontri per illustrare i libri di autori pugliesi, pubblicati da editori pugliesi o che trattano argomenti pugliesi.
Stamane, quinto appuntamento dedicato alla presentazione del volume: «Il sergente romano» di Antonio Lucarelli, storico di Acquaviva, riedito dalla casa editrice barese Palomar. Un libro, presentato dal giornalista Giuseppe Giacovazzo, su quello che fu il fenomeno del brigantaggio politico in Puglia dopo il 1860 e che Lucarelli «vede già come germe di una lotta di classe proletaria - dice Giacovazzo - che diviene questione meridionale e sfocia nel
primo grande esodo verso le Americhe». Ovvero l'emigrazione di quattro milioni e mezzo, di gente del Sud, in 10 anni.
Ne «Il sergente romano» pubblicato per la prima volta nel 1922, l'autore individua, già d'allora, nella miseria e nell'oppressione le radici sociali delle varie forme di degradazione sociale nel Mezzogiorno: la camorra
napoletana, la mafia siciliana e il brigantaggio nelle alte province meridionali.
Lucarelli, uno scrittore ancora attuale che, ieri come oggi, con le sue lucide analisi storiche riesce a fugare il pregiudizio razzista nei confronti dei meridionali, idealizzati quali esseri inferiori. Dimostrando che il brigante è semplicemente un contadino senza terra né cibo, a cui lo Stato non da nessun aiuto per sopravvivere: focalizzando così la questione del Mezzogiorno, tutt'oggi viva.
Stefania Lisena

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