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Sabato 23 Settembre 2017 | 05:54

Condannato ex dirigente della Fibronit di Bari

Pena (sospesa) di due anni e sei mesi di reclusione per Dino Stringa, di 80 anni, per i 12 casi di omicidio colposo a causa di malattie professionali contratte durante la lavorazione dell'amianto prodotto nella fabbrica. Dovrà pagare un risarcimento danni alle parti civili 405mila euro. Secondo studi medici, dello stabilimento ha provocato la morte di oltre 200 persone
Condannato ex dirigente della Fibronit di Bari
BARI - E' stato condannato per tutti e 12 i casi di omicidio colposo alla pena (sospesa) di due anni e sei mesi di reclusione l'ex dirigente dello stabilimento di cemento-amianto Fibronit di Bari, Dino Stringa, di 80 anni, di Ozzano Monferrato (Alessandria). Lo ha deciso il giudice monocratico del Tribunale di Bari Francesca Romana Pirrelli al termine del processo per l'omicidio colposo di 12 operai morti negli anni scorsi a causa - secondo l'accusa - di malattie professionali contratte durante la lavorazione dell'amianto prodotto nella fabbrica.
Lo stabilimento era attivo a Bari fino alla metà degli anni Ottanta e produceva manufatti di cemento-amianto. Da quando è stato chiuso, è ritenuto una «polveriera ambientale» perché custodisce al proprio interno migliaia di tonnellate di manufatti in amianto. Per questo motivo è da tempo sotto sequestro e in attesa di bonifica.
Secondo studi medici, la Fibronit di Bari ha provocato la morte di oltre 200 persone (circa la metà dei dipendenti assunti in 50 anni), tra questi vi sono anche 31 cittadini residenti nella zona dello stabilimento che sorge a ridosso dei rioni Japigia, Madonnella e Murat.
Per Stringa il pm inquirente Ciro Angelillis aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione: oltre ai 12 casi di cooperazione in omicidio colposo, all'imputato l'accusa contestava (e il giudice lo ha confermato in sentenza) anche l'aggravante di aver violato la normativa antinfortunistica concernente l'esposizione dei lavoratori all'amianto. Per quest'ultima contestazione il reato di omicidio colposo non era finora caduto in prescrizione.
Il giudice Pirrelli ha anche condannato l'imputato a versare una provvisionale esecutiva a titolo di risarcimento danni alle parti civili: 100.000 euro al Comune di Bari, 50.000 alla Regione Puglia, 20.000 euro a ciascuno degli eredi delle 12 vittime, e 5.000 euro ciascuno al patronato Acli e alle associazioni Anarres ed Esposti amianto.

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