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Lunedì 25 Settembre 2017 | 04:43

Bella la vita in Puglia, ma tra mille trappole che minano la salute

Viviamo di più, dal 1951 al 2002 abbiamo allungato la vita più di ogni altro Paese europeo, ma non sempre sono tutte rose. La buona notizia e l'allarme vengono dalla Società di Igiene, Medicina Preventiva e Salute Pubblica
BARI -Vivere in Puglia, ultimo rapporto. Si vive di più ma fra «micce» accese e trappole. Un bambino che nasce oggi in Puglia se è un maschio ha una speranza di vita di 77.7 anni, se è una femmina di 82.9 anni. Dal 1951 al 2002 i pugliesi hanno allungato la vita di 14.8 anni se uomini e 17.7 se donne. Le province di Foggia e Taranto sono ferme su valori di circa 82 anni per quanto riguarda le donne mentre le altre province, soprattutto Lecce, hanno quasi raggiunto gli 83 anni.
Tante speranze ma tante anche le «micce» accese e le trappole.
La buona notizia e l'allarme vengono dalla Società di Igiene, Medicina Preventiva e Salute Pubblica a Congresso a Genova sotto la presidenza di Pietro Crovari e Giovanni Renga.
A presentare la lettura dello stato di salute della Puglia, e dell'Italia, emerso dal Congresso, Pietro Crovari e Walter Ricciardi, Presidente della Società Europea di Sanità Pubblica, dell'Università Cattolica, dove l'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle regioni italiane ha redatto il «Rapporto OsservaSalute 2004».

Viviamo di più, dal 1951 al 2002 abbiamo allungato la vita più di ogni altro Paese europeo: 12.9 anni per gli uomini e 15.4 anni per le donne, contro una media europea di 10.7 anni per gli uomini e 11 anni per le donne. «Ma se non cambiamo stili di vita - dice Pietro Crovari - dall'alimentazione al fumo, dall'alcool alle infezioni sessuali e non difendiamo l'ambiente rischiamo di rovinare gli anni che ci siamo regalati».

Secondo il rapporto OsservaSalute 2004 dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle regioni italiane dell'Istituto di Igiene dell'Università Cattolica di Roma, gli uomini italiani sono al terzo posto nel mondo per la durata media della vita (76.8) dopo Giappone (78.1) e Svezia (77.5).
Le donne al quarto posto (82.7) dopo Giappone (84.9), Francia (83), Spagna (82.9).
«Nascere in Italia oggi non è poi una cattiva idea, anche se San Marino si fa preferire - dice Walter Ricciardi, Presidente della Società Europea di Sanità Pubblica, al Congresso di Genova - un bambino che nasce oggi in Italia ha una speranza di vita di 76.8 anni se maschio e di 82.9 anni se femmina. Se si considera l'aspettativa di vita, senza fare distinzioni tra uomini e donne, in Europa, ecco il dato più sorprendente, il Paese dove si vive più a lungo è San Marino, seguito dalla Svizzera, dalla Svezia e dall'Italia. Altro dato molto importante oggi un italiano di 65 anni può contare di vivere altri 18.7 anni».
«E se in Italia si vive più a lungo che in altri Paesi europei, ci sono alcune regioni italiane - secondo Ricciardi - dove le cose vanno davvero molto bene, senza distinzioni tra uomini e donne: Marche, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Toscana in testa. Bandiera nera a Campania e Sicilia.
Comunque si vive meglio al Centro Nord che al Sud e, tra le regioni del Nord, meglio in quelle del Nord-Est che in quelle del Nord-Ovest».

Viviamo di più ma viviamo su una polveriera. Un'Italia piena di trappole per la Salute. E tante trappole anche in Puglia. «Molte - dice Pietro Crovari presidente con Giovanni Renga del Congresso - sono le micce accese e le trappole. Aria, troppo alti i livelli di benzene e polveri sottili nelle città che diventano così camere a gas; acqua sicura ma troppo spesso all'origine piena di sostanze inquinanti; sistema fognario antiquato e con pochi depuratori; rifiuti troppi e mal smaltiti; e poi i topi, i veri padroni di casa delle città. Ma la trappola più grande è a tavola, nascosta nel cibo: e così mangiamo fragole con antimuffa, gamberetti colorati e peperoncino dipinto. Scarseggia l'igiene nel trattamento non industriale degli alimenti. Alla fine di questo tunnel malattie infettive, allergie, intossicazioni e addirittura neoplasie. E se tutto ciò non bastasse a sparger benzina sulla polveriera ci pensiamo noi con i cattivi stili di vita che sono ormai diventati abitudini di vita».
«Il diabete sta crescendo, ecco la prima conseguenza - dice Ricciardi - di un cattivo stile di vita. A tavola si mangia sempre meno frutta e verdura e più carne, le donne e i giovani continuano a fumare, i giovani esagerano con l'alcool e, tra i ragazzi e gli over cinquanta, dilagano comportamenti sessuali a rischio».

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