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Martedì 26 Settembre 2017 | 16:51

Microspie nell'ufficio dell'assessore Cera

È la seconda volta che «cimici» sono trovate in uffici della Regione. Capitò anche nell'ufficio del dirigente del settore contratti e appalti, Salvatore Sansò
BARI - Sono state trovate oggi microspie negli uffici dell'assessore regionale alle Politiche per il lavoro, Angelo Cera (Udc). Le microspie erano in due cassette installate all'interno di una linea elettrica, e sono state scoperte in occasione di lavori di pitturazione e risistemazione degli impianti elettrici, cominciati ieri nella stanza dell'assessore Cera, situata al secondo piano del Palazzo ex Ciapi in via Corigliano a Bari. Appena avvertito, l'assessore Cera ha richiesto l'intervento di agenti della Polizia per una verifica dei fatti, che hanno confermato la presenza degli apparecchi.
«Erano vecchie- hanno spiegato gli inquirenti - e, quasi certamente, non attivate ai fini investigativi le microspie ritrovate nella stanza dell'assessore Cera». Infatti, quelle microspie - a quanto si è potuto sapere - erano state piazzate dagli investigatori nel corso dell'inchiesta che il 20 aprile scorso portò all'arresto dell'ex assessore alla formazione professionale Andra Silvestro (Udc), con le accuse di falso, truffa, peculato e concussione. Silvestri è stato scarcerato (dopo aver trascorso oltre 3 mesi ai domiciliari), il 6 ottobre. Assieme a Silvestri, fu posta ai domiciliari la sua ex collaboratrice, Lucia Pepe, scarcerata nelle scorse settimane.
Le microspie, infatti, sono state trovate nella stanza di Cera che è la stessa che occupava l'allora assessore Silvestri, che fu arrestato proprio per una serie di risultanze investigative che si basavano anche su intercettazioni ambientali e telefoniche.
«Mi sento umiliato e offeso,scoprendo di essere spiato sin dal primo giorno dell'insediamento, non si sa perché e per come» - commenta l'accaduto l'assessore Cera - nelle prossime ore, denuncerò formalmente i fatti, al fine di essere tutelato e sostenuto sia sul piano della privacy che su quello della mia funzione pubblica ed istituzionale. Se non avrò risposte immediate e adeguate in merito, continuerò a svolgere il mio mandato sotto la luce del sole, cioè non più chiuso in una stanza ma in giardino, dove tutti possono sentire e vedere.»

E' la seconda volta, in quattro mesi, che apparecchiature di registrazione vengono trovate in uffici della Regione. Lo scorso 30 giugno le micro-apparecchiature, utilizzate per le riprese e le intercettazioni ambientali, furono scoperte nell'ufficio del dirigente del settore contratti e appalti, Salvatore Sansò, da tecnici che stavano riparando l'impianto di aria condizionata. Sull'attività dell'ufficio di Sansò è in corso un'inchiesta affidata ai pm del pool per i reati contro la pubblica amministrazione della Procura presso il Tribunale di Bari.

Parla di un «clima di disagio» la presidenza della Regione Puglia dopo la scoperta delle microspie negli uffici di Cera. In un comunicato diffuso dall'ufficio stampa del presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, si sottolinea che «già in un'altra occasione il ritrovamento casuale in sedi istituzionali di apparecchiature per intercettazioni audiovisive aveva indotto a inquietanti sospetti. Fu necessario sporgere denuncia e procedere alla bonifica degli uffici. Successivamente - si legge nella nota - la stessa autorità giudiziaria, rassicurò del fatto che le apparecchiature erano di sua proprietà. In quel caso si trattò di intercettazioni predisposte nell'ufficio di un dirigente della Regione Puglia» E qui alluderebbe a Sansò.
«Ora la vicenda si ripete - continua il comunicato - e si ripete il medesimo percorso: scoperta casuale di "cimici", denuncia all'autorità giudiziaria e bonifica dell'ufficio. In questo caso avviene in un ufficio particolarmente importante quale quello dell'assessore al Lavoro, alla Cooperazione e alla Pubblica Istruzione, Angelo Cera».
«Le preoccupazioni - si evidenzia - sono ben maggiori trattandosi di un assessore (e non di un funzionario), tra l'altro insediatosi solo pochi mesi fa».
«Per un verso - conclude la nota - saremo rassicurati se, ancora una volta, gli apparati atti a intercettare le attività istituzionali, fossero riconducibili ad iniziative dell'autorità giudiziaria, a fronte di altre preoccupanti ipotesi; per un altro verso però non può tacersi il clima di oggettivo disagio nel quale viene a svolgersi il delicato compito di amministrazione della Regione Puglia».

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