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Giovedì 21 Settembre 2017 | 18:05

Ogm e coltivazione tradizionale, bene la Puglia che ha sùbito legiferato sul tema

Nicola Marmo, assessore regionale all'agricoltura riguardo al decreto sugli Ogm. «Fondamentale il ruolo delle Regioni per la coesistenza fra i due tipi di coltivazione»
• Tredici regioni italiane dichiarano il proprio territorio libero da Ogm
Nicola Marmo, assessore agricoltura della Puglia BARI - «Il decreto per la coesistenza fra colture geneticamente modificate e convenzionali prende il largo con il fondamentale contributo delle Regioni, che hanno avuto l'intelligenza di saper mediare fra le varie posizioni presenti anche in Consiglio dei ministri». E' quanto afferma Nicola Marmo, assessore all'agricoltura della Puglia e coordinatore degli assessori regionali al settore, a proposito del decreto del ministro Gianni Alemanno riguardante gli Ogm.
«Il decreto - afferma Marmo - dimostra che chi opera a stretto contatto con il territorio può avere risoluzioni più appropriate di chi affronta le questioni solo teoricamente. Grande merito va dunque riconosciuto alle Regioni ma anche al ministro alle politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno, per aver saputo creare una partecipazione allargata intorno alla questione».
Secondo Marmo, il fine ultimo deve essere quello di evitare la contaminazione delle colture tradizionali e la distruzione del patrimonio di biodiversità. Perciò - prosegue l'assessore - «la Puglia ha legiferato per prima ed ha bloccato la contaminazione del territorio, in attesa che la ricerca scientifica sia in grado di garantire la coesistenza fra i due diversi tipi di coltivazione. La ricerca deve procedere liberamente, ma altrettanto liberamente deve sopravvivere l'agricoltura tradizionale e deve essere assicurata la scelta del consumatore attraverso la dichiarazione dell'origine e l'etichettatura trasparente».
«La questione - aggiunge Marmo - riveste grande importanza per la difesa dell'identità della Puglia e dell'Italia intera e la Comunità europea ha investito molto sui fattori di qualità che costituiscono oggi il valore aggiunto dell'agricoltura pugliese».
Marmo ricorda che il divieto per gli organismi geneticamente modificati nei campi pugliesi risale al 25 novembre 2003, quando il Consiglio regionale ha approvato il provvedimento. Da allora in Puglia la coltivazione di piante e l'allevamento di animali geneticamente modificati è consentita, ma solo ad enti di ricerca, in terreni opportunamente attrezzati e isolati, previa autorizzazione della Regione. Le piante transgeniche non vengono coltivate nei terreni demaniali e gli agricoltori che utilizzano Ogm non possono accedere alla certificazione di qualità. «In questo modo - conclude l'assessore - siamo protetti dagli eventuali rischi di tecniche sperimentali le cui ricadute sull'ambiente non sono state ancora verificate scientificamente. Il territorio, la sua identità agroalimentare e un ricco patrimonio genetico sono dunque preservati da effetti indesiderati, a tutto vantaggio della sicurezza alimentare dei cittadini».

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