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Venerdì 22 Settembre 2017 | 10:04

Sorprese dalla pre-protostoria nella Grotta della Monaca

Presentati i primi risultati di una campagna di ricerca dell'Università di Bari condotta in una lunga cavità naturale sulle alture nel comune di Sant'Agata di Esaro (Cosenza)
BARI - Era uno dei luoghi della pre-protostoria dove le civiltà orientali più avanzate si incontravano con quelle europee più arretrate alle quali si rivolgevano per soddisfare la fortissima richiesta di ferro e rame. E' la Grotta della Monaca, una lunga cavità naturale sulle alture nel comune di Sant'Agata di Esaro (Cosenza), che dal 2000 è oggetto di campagne di ricerca da parte dell' Università di Bari.
In un periodo che rappresenta il passaggio tra l' età della pietra e quella dei metalli, fu una miniera e luogo di sepoltura. Si tratta quindi di una testimonianza archeologica importante per due ragioni.
Le tracce trovate nella grotta raccontano di proto-minatori che in essa vivevano, lavoravano, finivano la loro vita e venivano sepolti. Ma è una storia in gran parte ancora da scoprire. Le ricerche condotte non hanno rivelato sinora che una piccola parte dei segreti di questa cavità le cui prime esplorazioni risalgono alla metà dell' 800, ma che è ancora tutta da scoprire. Dopo circa quattro anni di campagne di scavo, gli studiosi hanno presentato oggi a Bari i primi risultati della ricerca archeo-mineralogica che è frutto di un lavoro interdisciplinare tra la facoltà di scienze e quella di lettere dell' università di Bari, e in particolare tra il dipartimento geomineralogico (prof. Filippo Vurro) e la cattedra di Paletnologia (prof.Alfredo Geniola).
La missione - che continuerà nei prossimi anni - vede impegnati fianco a fianco ricercatori e specialisti di differenti discipline, speleologi, archeologi, mineralisti, geologi, antropologi, petrografi e zoologi.
Di grotte minerarie come questa ne esiste un' altra sola in Italia (in Liguria) e poche altre in Europa. La grotta, lunga 300 metri, è suddivisa in tre parti, la prima, quella più esterna, che ha un' ampia imboccatura e che era utilizzata come ricovero per gli uomini, la seconda, detta sala dei pipistrelli, e poi cunicoli finali in parte non esplorabili dall' uomo. Nella grotta sono stati trovati resti sepolcrali di almeno 12 individui ed evidenti tracce dell' attività di estrazione mineraria di ferro e rame. Sono stati recuperati utensili da scavo di tre tipi: asce a martello, mazzuole e picconi che venivano realizzati con le materie prime ricavate nella grotta stessa; sono state scoperte inoltre le tracce dell'estrazione mineraria e muretti a secco di contenimento e sostegno. Sono stati trovati anche manufatti in ceramica risalenti ad un' epoca compresa tra l' età del rame iniziale e la media età del bronzo.
La grotta deve il nome ad una formazione naturale, sulla quale l' uomo è intervenuto parzialmente in età pre-protostorica, che sembra raffigurare una donna in abito monacale e che fu scoperta nell' 800.

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