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Martedì 19 Settembre 2017 | 21:03

Il Governo impugna la metà degli Statuti regionali

Dopo Toscana, Umbria e Calabria, il Consiglio dei Ministri ha spedito alla Consulta lo statuto dell'Emilia Romagna. «Sopravvivono» quelli di Puglia, Lazio, Abruzzo e Liguria
ROMA - Raggiungono quota quattro gli statuti impugnati davanti alla Corte costituzionale, la metà esatta di quelli approvati in seconda lettura dai consigli. E' questo lo stato dell'arte degli statuti regionali, dopo che ieri il Consiglio dei ministri ha deciso di «bocciare» lo statuto dell'Emilia Romagna, approvato a metà settembre, mettendone in discussione nove punti.
A far compagnia all'Emilia Romagna altre due regioni «rosse», la Toscana e l'Umbria, e una di centro destra, la Calabria, che è anche stata tra le prime insieme alla Regione Puglia (febbraio 2003) a completare l'iter dell'approvazione, e la prima sulla quale si è abbattuta la decisione del governo.
* CALABRIA: il 31 luglio 2003 ha approvato il testo, ma la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di un articolo e di alcuni commi relativi alla forma di governo e alla legge elettorale. La Commissione regionale si è dunque dovuta riunire per un riesame, avendo come termine ultimo per la presentazione di emendamenti che superassero l'impasse, il 31 marzo scorso. Il nuovo testo è stato approvato nel mese di luglio.
* UMBRIA: ha licenziato lo Statuto il 29 luglio scorso e i primi di settembre il governo ha impugnato il testo, contestando in particolar modo l'articolo 9 che si occupa della famiglia e delle «altre forme di convivenza». Nell'articolo 9 il governo ravvisava l'intento di equiparare le famiglie fondate sul matrimonio con le coppie di fatto.
La Giunta regionale il 22 settembre scorso ha deciso di costituirsi nel giudizio di fronte alla Corte Costituzionale. La decisione della giunta era stata sostenuta dall'approvazione in consiglio regionale di un ordine del giorno approvato a maggioranza con il quale si esprimeva sostegno politico al ricorso dell'esecutivo umbro di fronte alla Consulta.
* TOSCANA: il 19 luglio è il turno della Toscana che approva lo Statuto in seconda lettura riconoscendo le convivenze a partire dalle coppie di fatto. Il 3 agosto il testo viene impugnato dal Consiglio dei ministri a causa di diverse norme, complessivamente 10-11 punti. I più importanti, anche in questo caso, riguardavano il riconoscimento delle coppie di fatto e la tutela dei Beni culturali.
Le quattro regioni che hanno potuto assumere in via definitiva il loro statuto sono, Puglia, Lazio, Abruzzo e Liguria.
* PUGLIA: il 6 febbraio scorso, dopo tre giorni di dibattito in consiglio regionale, ha approvato il nuovo Statuto che, sulla base delle modifiche costituzionali, attua il nuovo presidenzialismo regionale con l'attribuzione alla Giunta di tutti gli atti di programmazione e al Consiglio delle funzioni di controllo.
* LAZIO: il 3 agosto scorso è stata la vota del Lazio che ha approvato definitivamente la nuova carta: garantita la quota "rosa" in giunta, con la possibilità di avere 5 donne su 16 assessori, e l'introduzione, caso unico in Italia, del referendum propositivo accanto a quello abrogativo.
* ABRUZZO: il 21 settembre ha licenziato definitivamente il testo;si compone di 87 articoli, compresi sotto nove diversi Titoli e prevede l'allargamento del Consiglio regionale fino a 50 consiglieri più il presidente della giunta ed il candidato presidente che abbia ottenuto il maggior numero di voti dopo il presidente eletto.
* LIGURIA: il 28 settembre il consiglio approva il nuovo testo. Tra le novità della Carta, composta da 78 articoli, l'aumento del numero dei consiglieri, da 40 a 50, la possibilità di stabilire nuove forme di collegamento con l'Unione Europea e con gli enti locali e le forze produttive, la creazione di un Consiglio delle Autonomie locali e di un Consiglio dell'economia e del lavoro.

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